ABSENT IN BODY – Plague God

Pubblicato il 25/03/2022 da
voto
7.0
  • Band: ABSENT IN BODY
  • Durata: 00:36:29
  • Disponibile dal: 25/03/2022
  • Etichetta:
  • Relapse Records

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Un quartetto d’assi niente male è quello che compare nella line-up degli Absent In Body. Progetto che vede la sua nascita nel 2017, all’inizio per opera del chitarrista degli AmenRa Mathieu J. Vandekerckhove e del cantante/chitarrista dei Neurosis Scott Kelly. In seguito si aggiunge, a voce e basso, il frontman degli AmenRa medesimi, Colin H. Van Eeckhout, infine ecco nello slot del batterista un altro nome altisonante, quello di Igor Cavalera. Lecito attendersi mirabilie da una formazione simile, fantasmagorie che, a parere di chi scrive, provengono solo in parte dal comunque interessante debutto “Plague God”. Siamo in presenza di un doom/industrial torbido e inquietante, plumbeo e pessimista in ogni suo aspetto: diciamo un’ottima colonna sonora di quel fosco futuro che un po’ tutti sembrano attendersi, data la situazione attuale del pianeta. Motivazioni che peraltro hanno guidato l’agire dei musicisti stessi, i quali hanno in fondo espresso una naturale estensione di quello che già propongono con le loro band principali, con quale modifica. Dovessimo indicare le percentuali di suono-AmenRa e suono-Neurosis qui contenuti, ve ne sarebbero sicuramente in abbondanza per i primi e altrettanto per i secondi, anche se nel caso della formazione originaria di Oakland talune asprezze sono andate stemperandosi con gli anni.
L’incedere ritmico è molto regolare, un metronomo di squadrati macigni che cadono senza soluzione di continuità sulle nostre teste, fracassando con instabile calma i nostri residui sentimenti positivi. Cavalera suona in un modo che probabilmente non gli abbiamo mai sentito eseguire, cadenzato, senza accelerazioni, nessuno scatto bruciante, solo fondamenta solide e tremende per un magma strumentale scurissimo, severo, pesante ed effettato. Potremmo pensare il suono degli Absent In Body come una fusione a freddo dei Neurosis di “Through Silver In Blood”, degli ultimi AmenRa, di Godflesh e Swans, impantanati in una marcia nel fango, nella tossicità, nella decadenza di un paesaggio urbano sventrato, sotto un cielo cupo che non regala mai scorci di luce. Ottima l’atmosfera evocata, spietatamente ostile: l’azzeramento della speranza, la disturbante pesantezza non ammettono appello. Ancor migliori gli stacchi d’atmosfera, quei momenti cupamente lievi e con splendide voci pulite dove far affiorare tutta la musicalità da crooner apocalittici che questi musicisti sanno esprimere.
I limiti si manifestano nell’uniformità di fondo del materiale, nel non proporre in sostanza nulla di diverso dalla prima all’ultima traccia, facendo collimare l’una con l’altra le diverse canzoni e perseguendo, è vero, alcune variazioni al loro interno, ma in ultima analisi assestandosi su un agire monotematico e sfibrante. Un martellamento e un annichilimento che nel costante perpetrarsi dovrebbero esplodere in tutta la loro forza emotiva, mentre ci pare che proprio nell’andare così per le lunghe gli intenti di partenza vengano un poco mortificati. Se l’obiettivo di “Plague God” era quello di creare una soundtrack da incubo, non possiamo dire che gli Absent In Body abbiano fallito. Se invece ci chiedessimo se l’album possa rivaleggiare con le migliori produzioni firmate AmenRa e Neurosis, ci troveremmo a constatare qualche deficit di ispirazione. Tra le due anime, quella più brutale e quella più rassegnata, è sicuramente la seconda quella che ci è parsa più efficace e che, nel gioco di bilanciamento e dei contrasti, avrebbe meritato uno spazio più rilevante. Può essere che anche musicisti di questo spessore abbiano bisogno di compiere qualche passo di assestamento, prima di trovare l’impronta stilistica migliore e da questo punto di vista “Plague God” rappresenta un primo passo nient’affatto disprezzabile, seppur un poco inespresso.

 

TRACKLIST

  1. Rise From Ruins
  2. In Spirit In Spite
  3. Sarin
  4. The Acres/The Ache
  5. The Half Rising Man
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