ABSTRACTER – Wound Empire

Pubblicato il 24/02/2015 da
voto
8.0
  • Band: ABSTRACTER
  • Durata: 00:42:12
  • Disponibile dal: 10/02/2015
  • Etichetta: Shove Records
  • Distributore:

Saranno stati i cambi di line-up, sarà stata l’amicizia con alcuni esponenti del vasto circuito black metal californiano, oppure il desiderio di affrancarsi da stilemi ormai consolidati per cimentarsi in qualcosa di più crudo e negativo, sta di fatto che nel 2015 gli Abstracter risultano essere una band molto diversa da quella che tre anni fa diede alla luce l’apprezzato “Tomb Of Feathers”. Di quel disco, ottimo amalgama di Godflesh, Neurosis, Isis e spunti darkthroniani, oggi non vi è quasi più traccia: il nuovo “Wound Empire” fa piazza pulita delle suddette influenze “post” metal e si tuffa a piè pari in una proposta avvilente e sepolcrale, nella cui fitta penombra è possibile distinguere le sagome di formazioni ora riconducibili alla sfera crust/hardcore, ora a quella sludge, ora – soprattutto – a quella black metal, per un risultato finale eterogeneo ma coerente, ricco di dettagli da scoprire ascolto dopo ascolto. La dicitura “blackened sludge”, particolarmente amata e diffusa fra certe frange dell’underground statunitense (basti pensare a Wolvhammer, Indian e Coffinworm), trova in queste quattro tracce un mezzo di espressione perfetto, parafrasandosi in un songwriting scabro e sofferente che oltre a colpire nel segno per via della sua rara sensibilità artistica, sancisce la definitiva maturazione del gruppo di Oakland, vicinissimo con questo secondo full-length ai fasti raggiunti dagli autori dei recenti “IV.I.VIII” e “Clawing Into Black Sun”. Si parte con l’incedere ossessivo e sulfureo di “Lightless”, ipotetico anello di congiunzione fra l’attitudine anarchica dei Tragedy e le atmosfere decadenti dei primi Altar Of Plagues, e si prosegue attraverso una galleria di plumbei affreschi metropolitani, istantanee sfocate di una società industrializzata ormai prossima al collasso. “Open Veins” si inserisce nel medesimo solco dell’opener, accentuandone la tragicità con un break di voci pulite e melodie chitarristiche disperate, mentre “Cruciform” – dopo un incipit interlocutorio e rarefatto – mette a nudo il lato più epico e violento del quartetto, inanellando una serie di progressioni ritmiche mordaci che scortano l’ascoltatore fino all’intensissima coda del brano. A questo punto i Nostri avrebbero già le chiavi del successo in tasca, ma non contenti decidono di spingersi oltre con l’episodio più complesso mai scaturito dalla loro penna, summa concettuale dell’intera opera: “Glowing Wounds” si configura come una vera e propria marcia funebre, undici minuti nei quali gli Abstracter riversano tutto il proprio tormento e le proprie visioni apocalittiche. Una conclusione spettacolare, fra arpeggi, linee vocali sentitissime (ancora una volta pulite) e parentesi in bilico costante tra black, crust e doom, che lascia in bocca il gusto acre della cenere e della sconfitta. Se vi foste mai chiesti che suono potesse avere la fine della civiltà, ecco la risposta.

TRACKLIST

  1. Lightless
  2. Open Veins
  3. Cruciform
  4. Glowing Wounds
2 commenti
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