ABSU – Abzu

Pubblicato il 10/10/2011 da
voto
6.0
  • Band: ABSU
  • Durata: 00:35:06
  • Disponibile dal: 03/10/2011
  • Etichetta: Candlelight
  • Distributore: Audioglobe

Per chi non conoscesse gli Absu, ecco una leggera introduzione. Nascono nel 1991 quando esordiscono con un death metal dalle tinte oscure, virano poi verso lidi più epici sempre avendo il black-thrash metal nelle fondamenta ritmiche. Sir Proscriptor McGovern, batterista e cantante, leader del gruppo e strumentista unico nel suo genere (vicino ad entrare negli Slayer), sfoga negli Absu la sua grande passione per la mitologia e per la magia, entrambe rappresentate album dopo album nel corso di una lunga carriera. Arrivando ai giorni nostri, “Abzu” è il secondo lavoro di una trilogia intitolata “Enochian Magick System”, che segue l’omonimo lavoro pubblicato due anni fa. Sono lontani i fasti di un tempo per la band texana, autrice di uno dei più begli album degli anni ’90, quel “The Sun Of Tipharhet” che rimane una gemma in quanto a epicità, coinvolgimento, strumentalità  e vigoria. Il terzetto di allora, Proscriptor-Equitant-Shaftiel, rimane l’espressione migliore della formazione degli americani, che, con la pubblicazione di “Tara”, nel 2001, produsse il classico (ottimo) canto del cigno. Dopo otto anni di iato, Proscriptor ha rimesso in piedi il gruppo con altri membri ma il suono – e l’ispirazione –  ne hanno risentito. Le sue grandi capacità di batterista e la sua voce da demone rimangono l’anello di congiunzione con il passato. La musica però ha virato più strettamente e indefessamente verso il black-thrash metal, perdendo i tanti passaggi epici che ne facevano un gruppo diverso fra gli altri. Se già “Absu” non aveva fatto gridare al miracolo, con qualche canzone interessante e qualche altra meno ispirata, “Apzu” è anche peggio. In poco più di mezz’ora Proscriptor (con un nuovo bassista-cantante e un nuovo chitarrista) esaspera i ritmi del gruppo, rincorrendo prolissamente folli velocità (col solito ottimo drumming però), cambiando tempi a ripetizione e musicando l’innata frenesia. In questo gli Absu sono comunque maestri. Quel che manca però è l’ispirazione, e questo, duole scriverlo. Mancano quei passaggi epocali di una volta che rispetto alle canzoni – per carità, ben scritte – di adesso, sono un’altra cosa. Eppure l’iniziale “Earth Ripper”, una delle migliori del lotto, aveva fatto ben sperare con l’inconfondibile voce di Proscriptor, che, con l’acuto iniziale, ci riportava indietro nel tempo. Dopo poco però la scaletta si assesta su determinate coordinate senza esaltare. Le chitarre, compresse, si muovono agili e veloci lungo i brani, disegnando strutture snelle per il forsennato drumming del leader americano: “Circles Of The Oath” è pura velocità alternata a un break atmosferico, e alla fine è una delle migliori. Sulla stessa falsariga si muove “Abraxas Connexus”. Segnaliamo poi l’ultimo brano, “la canzone per il Dio Ea”, divisa in vari spezzoni, che ha invece parti interessanti e altre meno. In definitiva, “Abzu” è quindi un album che i puristi del black-thrash metal potranno anche apprezzare, ma gli amanti del gruppo di una volta rimarranno forse delusi come con il precedente lavoro.

TRACKLIST

  1. Earth Ripper
  2. Circles of the Oath
  3. Abraxas Connexus
  4. Skrying in the Spirit Vision
  5. Ontologically, It Became Time & Space
  6. A Song for Ea
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