ABUSER – Blood Marks

Pubblicato il 05/05/2026 da
voto
7.5
  • Band: ABUSER (PL)
  • Durata: 00:36:09
  • Disponibile dal: 07/05/2026
  • Etichetta:
  • Xtreem Music

Dopo un demo risalente a ben sette anni fa, gli Abuser tornano a farsi sentire con “Blood Marks”, primo full-length che non lascia spazio a esitazioni: un lavoro diretto, notevolmente aggressivo, che punta tutto su un thrash metal dalle dinamiche particolarmente intense.
In un panorama in cui il genere nelle sue incarnazioni odierne rischia spesso di appiattirsi su coordinate fin troppo prevedibili o oltremodo melodiche, la band polacca sceglie invece di affondare le mani in un filone più oltranzista, recuperando una violenza espressiva che guarda oltre i riferimenti più inflazionati. Non si tratta di rivoluzionare il linguaggio, e nemmeno ce n’è bisogno; “Blood Marks” si inserisce in sostanza in quella tradizione meno patinata del thrash, più furente e muscolare, dove l’urgenza espressiva conta quanto – se non più – della riconoscibilità immediata.
In un periodo come questo, si sente il bisogno di dischi interpretati con tale piglio autoritario, capaci di andare oltre i riferimenti più abusati senza appunto per forza inseguire stravolgimenti improbabili.

Gli Abuser centrano l’obiettivo scegliendo una via più tesa e brutale, lontana dai territori ormai codificati dei cosiddetti Big Four e affini: il loro è un thrash metal che affonda le radici in un’estetica più underground e oltranzista, dove le influenze emergono in maniera riconoscibile ma mai soffocante.
Si possono cogliere echi dei Kreator nei loro (ormai sempre più lontani) momenti più lucidi e feroci, ma il grosso del discorso guarda altrove, verso quella sorta di brutal thrash incarnato da realtà come Demolition Hammer, Solstice e, scendendo ancora più in profondità nella nicchia, gli svedesi Hypnosia. È proprio in questa direzione che “Blood Marks” trova la sua identità più convincente: un sound compatto, aggressivo, che nei frangenti più ferali sfiora persino territori death metal. In tal senso, la prestazione del batterista Jakub Klimkiewicz è semplicemente fantastica: il suo contributo non si limita a sostenere i brani, ma li spinge costantemente verso livelli di intensità elevatissimi, grazie a una combinazione di potenza, precisione e resistenza che fa davvero la differenza.

I riff restano comunque il fulcro del discorso, come da tradizione, e gli Abuser dimostrano di avere buone idee e una certa sicurezza nel maneggiare la materia.
L’approccio è sfrontato, quasi istintivo: i pezzi partono in quarta, accelerano, si spezzano e ripartono per avvitamenti altrettanto lancinanti, privilegiando l’impatto rispetto alla costruzione più ragionata.
È una scelta che paga in termini di energia, anche se alla lunga si avverte la mancanza di qualche episodio più giocato su midtempo, capace di ampliare lo spettro espressivo dell’album. Proprio qui emerge uno dei pochi limiti di “Blood Marks”: ad eccezione della più avvolgente “Fin de siècle”, la tracklist, pur solida e coerente, tende a muoversi su registri simili, sacrificando un po’ di varietà.
Non si tratta di un difetto grave, soprattutto considerando la natura del progetto, ma qualche variazione in più avrebbe contribuito a rendere il disco ancora più incisivo nel suo complesso.

Resta comunque un esordio sulla lunga distanza convincente: gli Abuser si dimostrano ispirati e, soprattutto, credibili in un contesto in cui troppo spesso il thrash contemporaneo può suonare innocuo. “Blood Marks” è una frustata secca, suonata con passione e confezionata con professionalità, che lascia intravedere margini di crescita interessanti. Se il futuro porterà una maggiore caratterizzazione dei brani e una gestione più sfaccettata delle dinamiche, la band polacca potrebbe davvero ritagliarsi uno spazio significativo.
Nel frattempo, questo debutto si rivela appunto un biglietto da visita più che valido. E non va dimenticato un aspetto fondamentale: un gruppo con queste caratteristiche è destinato a dare il meglio di sé dal vivo, dove un approccio così diretto e fisico può davvero sprigionare tutto il suo potenziale.

TRACKLIST

  1. Cry of the Innocent
  2. Suspended in Torture
  3. Blood Marks
  4. Painbringer
  5. Fin de siècle
  6. Monument of Atrocity
  7. Struggling for Reality
  8. Lethal Obsession
  9. Abuser
  10. Witnessing Madness
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