ABYSMAL GRIEF – Strange Rites Of Evil

Pubblicato il 22/12/2015 da
voto
7.5
  • Band: ABYSMAL GRIEF
  • Durata: 00:47:12
  • Disponibile dal: 02/11/2015
  • Etichetta: Terror From Hell Records
  • Distributore:

Ci sono dozzine, centinaia, migliaia di gruppi impegnati a celebrare l’oscurità, l’esoterismo, le scienze occulte, la magia e lo strapotere dell’Oltretomba nell’immaginario collettivo metallico. All’interno di questo pressoché infinito insieme, c’è chi si concentra su un aspetto ben definito dei magisteri del maligno, diventando infine un tutt’uno con le tematiche trattate, colonna sonora unica ed inconfondibile della dissertazione attorno a certi argomenti. Questo è il caso degli Abysmal Grief e della loro ossessione per cimiteri e culto dei morti, un qualcosa che col tempo ha assunto una pittoresca e asfissiante morbosità. L’ultimo biennio, quello fra il precedente full-length “Feretri” e il nuovo “Strange Rites Of Evil”, ha visto i liguri particolarmente impegnati, fra prestigiose date live dentro e fuori dall’Italia e un paio di pubblicazioni di contorno quali la raccolta di inediti “We Lead The Procession” (2014) e lo split in compagnia dei Runes Order, uscito per Italian Doom Metal Records nel mese di aprile di quest’anno. Una prolificità per nulla lesiva della qualità intrinseca della musica, sempre più distintiva e riconoscibile: oggi gli AbysmalGrief vantano un sound unico, che ha preso parzialmente le distanze dai capisaldi del dark/prog e horror metal italiano (Antonius Rex, Jacula, Death SS, The Black, Paul Chain) ed esercita un magnetismo tutto suo nel panorama heavy metal odierno. Attorno all’organo di Labes C. Necrothytus e ai suoi tragici/beffardi baritonali proliferano chitarre zanzarose, echeggianti il doom dei Saint Vitus, mentre il passo cadenzato acuisce il sentore di partecipare a una peccaminosa liturgia. Il corteo funebre ci si palesa dinnanzi  sotto una luce seppia, che evoca una religiosità costrittiva e punitiva, arcaica, incapace di perdonare e di dare conforto. La band lavora di ripetizioni, cicli di ricami d’organo, cori, riff e ritmi che nel salmodiare in sincrono costituiscono una rappresentazione distorta e agghiacciante di tutto un micromondo culturale legato al fine vita e alla celebrazione dei defunti. Come già “Feretri” faceva intuire, gli Abysmal Grief si sono affrancati dagli elementi di maggiore orecchiabilità, ora gli influssi del funeral e del black metal atmosferico ispessiscono le partiture più lente secernendo aromatizzazioni di incenso mortifero. Qui la vocalità stessa di Labes C. Necrothytus si sporca e affonda nel marcio, senza ritrarsi dal disgusto ma insistendo nel rimestare nel torbido con vero compiacimento. L’apertura è nel segno della monumentale “Nomen Omen”, asfissiante dell’odore di crisantemi marci: la chitarra scava catacombe e riporta alla luce salme mummificate di persone morte da secoli, le tastiere aspergono da un immaginario turibolo una solennità fisica, greve, sospingente una nota alla volta ai gironi più reconditi degli Inferi. Accumuli e reiterazioni, piccole variazioni di tono, un gorgogliare penoso e affascinante delle voci, sono ingredienti nobili quando sono dosati con l’attitudine iconoclasta dei liguri. Moduli sonori ben definiti e tracciati in avvio dei brani finiscono per essere srotolati ad libitum, senza che questo apparente immobilismo possa essere tacciato di inutile prolissità; sia il dolorosamente attraente rimbombo del basso nella ritmata “Cemetery”, o le ampie volute di “Child Of Darkness”, o la gotica “Radix Malorum”, i conti tornano sempre e il coinvolgimento permane altissimo, come se si stesse guardando un horror d’alta scuola e si bramasse di sapere quale sia il significato recondito di quanto stiamo sentendo. Tre quarti degli strumentisti quasi si tengono in disparte, proponendo ottimo contorno e non esigendo di uscire dal proprio alveo di competenza, per consentire al mastermind  a voce e organo di riempire con la sua lugubre arte i vuoti lasciati dagli altri. Il ricettacolo organistico comprende una gamma umorale immensa: a sequenze sottilmente ammalianti, se ne contrappongo altre cosparse di grandeur, oppure si sconfina nel tragico e, talvolta, si viene sedotti con astuzia. In alcuni casi ci sembra di essere puniti, colpevolizzati per i nostri atti da queste note così ingombranti, affilate, sacrali. Più spesso, constatiamo quanto non si abbia alcun potere di reazione di fronte all’ineluttabilità dell’evento inevitabile per chiunque, ovvero la morte, evenienza ricordata dagli Abysmal Grief con particolare vividezza nella meravigliosa intro tastieristica della conclusiva “Dressed In Black Cloaks”. In questo caso siamo al cospetto di una suite che più funerea non si potrebbe, costellata di arie sinfoniche, un crepitare chitarristico terrorizzante e una seconda parte dove si vorrebbe soltanto svegliarsi dall’incubo in cui si è precipitati, far smettere la tortura prima di accorgersi, con immenso orrore, che non vi è alcun rimedio per l’atroce destino cui siamo costretti. Si affoga nel funeral doom striato di black, prima di una massiccia marcia death/doom che ci trascina definitivamente nell’Aldilà. Disco di indicibile fascino perverso, “Strange Rites Of Evil”: non abbiate la codardia di rifuggirne l’ascolto.

TRACKLIST

  1. Nomen Omen
  2. Strange Rites of Evil
  3. Cemetery
  4. Child of Darkness*
  5. Radix Malorum
  6. Dressed in Black Cloaks
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