8.0
- Band: ABYSMAL GRIEF
- Durata: 00:43:59
- Disponibile dal: 12/12/2025
- Etichetta:
- Avantgarde Music
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Sono trascorsi ormai trent’anni da quando gli Abysmal Grief muovevano i primi passi nei sotterranei di quella Genova che, non per caso, ha rappresentato un terreno fertile per la nascita di molte tra le realtà metal più interessanti del nostro paese. Era il 1996 quando Lord Alastair, Regen Graves e Labes C. Necrothytus componevano le prime note dei pezzi che sarebbero finiti nelle demo di “Funereal” e “Mors Te Audit”, ed il primo, omonimo album era ancora lontano, eppure non molto è cambiato rispetto ai nostri giorni: con l’abbandono di Lord Of Fog il gruppo è tornato ad essere un terzetto, esattamente come alle origini ma, soprattutto, è qui per dimostrare di non aver perso un grammo della propria oscura potenza evocativa.
“Taetra Philosophia”, questo il nome del nuovo disco, arriva a quattro anni di distanza da “Funeral Cult Of Personality”, a rimpolpare una discografia fatta di pochi full-length ma molto corposa se si considerano EP, raccolte e split: nel bene o nel male, non aggiunge nulla di particolarmente nuovo a quanto già sentito in passato, dalle ormai note atmosfere liturgiche che sanno di blasfemia fatte di riff catacombali e tastiere morbose, fino alle dissacranti invocazioni recitate con voce spiritata e a una dose equilibrata di umorismo nero.
L’unità di misura della bontà della musica suonata dagli Abysmal Grief, però, non è il tasso di innovazione quanto la puzza di zolfo che emana e, da questo punto di vista, “Taetra Philosophia” è l’ennesimo centro, con sette pezzi perfettamente nello stile dei liguri, quel doom metal perverso impregnato di NWOBHM, dark ed accenni di black metal, le cui radici sono ben salde nella scuola prog settantiana di Jacula o Antonius Rex, coniugata alla teatralità di Death SS, The Black o Mortuary Drape – artisti diversi tra loro, ma accomunati da un’attitudine verso l’estremo che è prevalentemente italiana ed in qualche modo legata anche alla tradizione horror nostrana.
Negli anni, Regen Graves e compagnia macabra hanno elaborato una formula credibile oltre che riconoscibile, non cadendo mai nella trappola del ‘già sentito’ e anzi, crescendo costantemente in fase di scrittura, dote necessaria per comporre pezzi della qualità di “Speculum Fractum”, sette minuti di melodie spiritate ed un intermezzo di organo contornato da rumori sinistri, “Deus Cornatus”, con un coro ecclesiastico che si evolve in una progressione di riff tipicamente doom o, infine, l’avvincente l’intreccio tra chitarra ed organo che caratterizza la title-track.
La produzione è un altro aspetto che è migliorato con il tempo e che, particolarmente in questa occasione, convince appieno poiché riesce a coniugare una buona pulizia dei suoni con atmosfere polverose e arcane.
Non siamo forse agli apici della loro discografia, che possono essere individuati in dischi quali “Misfortune” o il più recente “Blasphema Secta”, eppure con “Taetra Philosophia” gli Abysmal Grief tornano a parlarci di esoterismo e superstizione religiosa con la loro indole malsana e si confermano, ancora una volta, maestri del genere.
