7.5
- Band: ACATHEXIS
- Durata: 00:49:52
- Disponibile dal: 20/03/2024
- Etichetta:
- Amor Fati Productions
Gli Acathexis sono da considerarsi a tutti gli effetti una sorta di supergruppo internazionale: il trio, formato da Dèhá (già con Wolvennest e Slow), Jacob Buczarski (mente dei Mare Cognitum) e Dany Tee (Los Males del Mundo), si divide infatti tra Belgio, Stati Uniti ed Argentina, tornando in attività a quasi sei anni dal precedente debutto omonimo.
Debutto che aveva già fatto intravedere ottime cose attraverso un black metal atmosferico ed intenso, in una sorta di compendio musicale dei musicisti coinvolti. Il nuovo “Immerse” riprende esattamente da dove li avevamo lasciati, con quattro lunghi brani – tutti oltre i dieci minuti di media – che si snodano lungo numerosi cambi di umore in un rincorrersi continuo, nella forma di un metal che combina la violenza del black con melodie introspettive e desolanti. È una musica pesante ed oscura, che risulta in un viaggio cupo e triste, ma anche splendente e luminoso in alcuni frangenti.
Tutte le canzoni si basano sull’urgenza tipica del genere con ampio uso di blast-beat, il tutto supportato da arrangiamenti ben strutturati ed una produzione efficace nella gestione dei contrasti emotivi, ma che risulta forse un po’ fredda nelle parti di batteria, le quali spesso suonano poco organiche.
Gli Acathexis sanno comunque come scrivere e modellare questo tipo di musica fatta di chiaroscuri e brani dalla lunga durata, dando ad ogni canzone il suo carattere nell’insieme totale del disco: la disperazione di “Dreams Of Scorched Mirrors” prende lo scheletro dei Mare Cognitum ma lo sveste di ogni velleità cosmica in un contesto più intimo ed introspettivo grazie a passaggi malinconici e armonie ben costruite nel loro fluire.
Le maestose aperture di “Adrift On Endless Tides” donano un mood quasi romantico, vicino ai Wolves In The Throne Room di “Black Cascade”, mentre i toni si fanno più scuri con “The Other”, nove minuti che riportano alla mente gli anni novanta scandinavi più sinfonici. Ma il vero tour de force risulta la lunga “A Slow, Weary Wind”, brano multiforme dalla struttura speculare, abbastanza complesso e che si snoda tra momenti sospesi, violenza lacerante e rallentamenti quasi doom nei quali esce tutta l’esperienza di Dèhá con ii suoi Slow.
Incapsulato in un filone abbastanza inflazionato, un disco come “Immerse” non nasce con la presunzione di rivoluzionare nessun clichè e certamente non farà cambiare idea a chi non è fan del genere. Allo stesso tempo però è innegabile che ci si trovi davanti ad un lavoro solido e dalla grande forza emotiva.
