ACID BATH – Paegan Terrorism Tactics​

Pubblicato il 11/06/2014 da
voto
9.0
  • Band: ACID BATH
  • Durata: 01:13:11
  • Disponibile dal: 12/11/1996
  • Etichetta: Rotten Records
  • Distributore:

Uno dei più bei dischi sludge ad aver mai visto la luce del giorno, il secondo album dei da tempo scomparsi Acid Bath – “Paegan Terrorism Tacticts” – è una di quelle opere che vivrà nella leggenda per sempre. Il podio dello sludge è di “Dopesick”, “Sore” e questa bestia qua; poi primo, secondo, terzo posto…non hanno importanza, quello sta ai fan deciderlo, ma il puro e semplice dato di fatto é che un ipotetico quarto posto è anni luce dietro a questi tre dischi, i quali rappresenteranno per sempre i momenti più gloriosi, compiuti, ispirati e iconici nella storia dello sludge metal, e più in generale certamente anche del doom metal e del metal tutto. Secondo il sottoscritto, però, “Paegan Terrorism Tacticts” ha delle caratteristiche in più rispetto ai suoi illustrissimi concorrenti. Delle carte vincenti in più che, secondo il pensiero di chi scrive, lo rendono il più grande album sludge metal mai esistito. Anche se sembra riduttivo, la carta vincente di questo disco e di questa band in realtà potrebbe essere una sola, e si chiama Dax Riggs. Poche band metal o rock al mondo possono aver vantato dei vocalist che sembrano provenire da un altro pianeta per le doti vocali possedute e degni di esistere nell’Olimpo dei vocalist di diritto, per sempre: Alice In Chains, Faith No More, Led Zeppelin, Tool, Soundgarden, Pearl Jam, Queen, The Doors, eccetera. I soliti noti insomma. Ebbene, Dax Riggs era uno di quei cantanti votato alle fogne e alla miseria più totale, ragion per cui il suo talento come vocalist superlativo è sempre andato ignorato, essendo troppo estremo e imbruttito il genere di musica da lui suonato negli Acid Bath per essere considerato al pari dei succitati soliti noti. E va bene così, ci può anche stare, non stiamo qua a paragonare Dax Riggs a Robert Plant, e a pretendere che sia assunto a nuovo ‘Freddie Mercury dello sludge’ – per carità (anche se la definizione secondo la teoria della relatività gli calzerebbe a pennello)! Ma ascoltate una qualunque canzone degli Acid Bath e la pima cosa che balzerà immediatamente alla vostra attenzione sarà il realizzare che la band era in possesso di una dote unica e inimitabile: un singer fuori dal comune con una voce divina. Per questo gli Acid Bath sono sempre stati un caso a parte, anche troppo particolare per lo sludge. Suonavano musica delle fogne, emaciata, tossica, imbruttita, lurida e pestilenziale, ma grazie alla voce di Riggs erano anche capaci di veicolare qualità in più rispetto ai loro stretti cugini: pathos interminabile, poesia, un malessere tramutato non solo in angoscia musicale ma anche in arte, in un qualcosa di formalmente bello e incredibilmente magnetico. Quelle di Riggs erano vocals capaci di veicolare testi superiori e di tutto’altro spessore rispetto a quanto visto in giro di quei tempi nel genere, senza sembrare pacchiani o pretenziosi. C’era una profondità in essi che andava oltre le fogne e le paludi della Louisiana e si tramutava in poesia ultraterrena, anche in pura bellezza talvolta. Gli Acid Bath erano capaci di spostarsi dallo sludge doom più ferale e lurido del mondo (la insulsa “Diäb Soulé“, la scarnificante “13 Fingers” e la terremotante “Locust Spawning”, come sommi esempi) al folk più dannato, aggraziato e angelico (“New Death Sensation”, “Dead Girl”), nel giro di pochi minuti, fino ad esprimre ogni simbiosi di melodia e aggressività intermezza (“Venus Blue”, “Paegen Love Song” e l’incredibile “Graveflower”); e il tutto è sempre risultato spontaneo, fluido, armonioso e del tutto sensato. Erano una band che musicalmente rovistava nell’immondizia rotolandosi in mezzo a siringhe e ratti, tra i sepolcri e le carni putrefatte dei peggiori cimiteri e nella rovina e nella misantropia più totali, ma che era anche assolutamente in grado di – ed esperta nel – srotolare incredibili ballate di struggente malinconia e perdizione, che potevano benissimo provenire dal periodo più buio e depresso di Tim Buckley, o da “Jar Of Flies” degli Alice in Chains, o cimentarsi nella costruzione di possenti e rocciose belve di lurido e bitumoso metallo Sabbathiano, piene di melodia e soluzioni incredibilmente orecchiabili e struggenti che potevano riportare alla mente i migliori Type O Negative, i God Machine o i Soundgarden. E ovviamente “Paegan Terrorism Tacticts” è l’assoluto coronamento di queste capacità, l’apice supremo della cortissima ma fulminante carriera della band, il momento in cui il suo talento, smisurato e incredibilmente peculiare, ha sublimato e realizzato ogni più recondito potenziale. Il predecessore, “When The Kite String Pops”, già aveva mostrato segni di genio evidenti, ma Dax Riggs allora era ancora un vocalist grezzo e poco consapevole delle sue reali capacità. Con “Paegan…” invece, il talentuoso cantante ha acquisito piena padronanza dei propri mezzi e guidato i suoi altrettanto talentuosi compagni di band (Sammy Duet oggi è la forza inarrestabile dietro ai riff assassini dei Goatwhore) verso la crezione di un capoloavoro di pesantezza, oscurità, sporcizia, fascino e melodie inarrivabili, quasi si trattasse appunto di un’assurda moltiplicazione tra il genio dannato degli Alice In Chains di “Dirt”, lo scurissimo fascino di “October Rust”, la dannazione delicatissima dei Joy Division, i riff lerci e spaccaossa degli Eyehategod, dei Crowbar e dei Buzzov-en, e l’energia e il carattere di pesi massimi come Corrosion Of Confromity, Pentagram e Black Sabbath. Inoltre, gli Acid Bath hanno toccato il proprio apice in periodi non sospetti, in piena esplosione grunge ed in un periodo buio per il metal classico, e forse proprio per questo hanno divagato, andando ad attingere a fonti d’ispirazione diverse e non proprio prevedibili. Parliamo insomma di uno dei momenti più elevati dello sludge, di uno dei dischi più iconici del southern metal, di una pietra miliare del metal targato anni Novanta, e in generale di uno dei dischi metal underground più belli e affascinanti di sempre. “The skyscrapers look like gravestones from out here”. Album semplicemente eterno.

TRACKLIST

  1. Paegan Love Song
  2. Bleed Me an Ocean
  3. Graveflower
  4. Diäb Soulé
  5. Locust Spawning
  6. Old Skin
  7. New Death Sensation
  8. Venus Blue
  9. 13 Fingers
  10. New Corpse
  11. Dead Girl
  12. Ode of the Paegan
4 commenti
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