ACROSS TUNDRAS – Sage

Pubblicato il 29/06/2011 da
voto
7.0
  • Band: ACROSS TUNDRAS
  • Durata: 53:17
  • Disponibile dal: 16/05/2011
  • Etichetta: Neurot Recordings
  • Distributore: Goodfellas

Steve Von Till ormai non fa alcun mistero del suo amore per la musica “roots” americana e per i suoni e le visioni di un continente americano che possiede ancora zone del tutto selvagge ed incontaminate, e dal fascino magnetico. Lo dimostrano ampiamente certi elementi soprattutto visivi, ma anche sonori, introdotti nei lavori più recenti dei Neurosis, la sua carriera solista del tutto votata al folk e a sonorità bucoliche del mainland americano, e il fatto che si sia trasferito dal cemento della Bay Area alle zone rurali dell’Idaho. Non ultima, anche l’attività della Neurot Recordings – di cui Von Till è il sommo cerimoniere – sembra confermare questa passione del nostro musicista, e dopo gli US Christmas, la label dell’Idaho licenzia un altro evocativo disco di un’altra band americana praticamente ossessionata dalla riproposizione in chiave “post” degli antichi suoni delle steppe, delle praterie, dei deserti e delle foreste del Nuovo Continente. Evocativi in tal senso fin nel nome, gli Across Tundras però non sono certo gli ultimi arrivati, e hanno alle spalle uno struggente debutto per Crucial Blast, “Dark Songs Of The Prairie” del 2006, e una serie ormai copiosa di full length, EP e singoli autoprodotti. Chi conosce la band saprà già che il trio, pur seguendo la propria genealogia roots fino alla sorgente, ha variato parecchio la propria proposta ad ogni uscita, alternando lavori molto rock e orientati all’heavy-blues, ad altri molto più metallici, dai tratti sludge più cupi e sabbathiani. Questo “Sage” fa senz’altro parte della prima categoria menzionata, quella più “rilassata” (per un esempio di un loro momento più heavy si consiglia senz’altro l’scolto di “Old Wolrd Wanderer”, autoprodotto e di appena un anno fa), ma ciò non deve certo scoraggiare i fan dei Neurosis e simili dall’ascoltare questo album a cuore aperto e con la certezza che la filiera di appartenenza è sempre innegabilmente quella del post-rock americano più evocativo, spirituale e spaziale. “Sage” ci mostra una band assolutamente inseparabile dalla nuda terra americana in cui è nata e nella quale vaga sognante e ispiratissima. In certi frangenti la band ricorda che la natura può essere spietata e sanguinaria, e che l’odio per l’umanità che la distrugge è reale e palpabile. La musica dei nostri percepisce questi tormenti e si incupisce, digrignando i denti di un metal vintage e sporchissimo che non ha paura di colpire gli invasori senza pietà per difendere il proprio amato e sacro territorio incontaminato. Black Sabbath, Hawkwind, Black Flag e anche Neurosis ovviamente, vengono dunque chiamati a raccolta in un campo di battaglia crivellato di frecce e intriso di sangue, e porgono dunque le loro storiche armi al servizio della natura in uno strano richiamo della foresta metallico, a dir poco emozionante e struggente, e anche di non facile visualizzazione o categorizzazione. Il resto è immersione, indulgenza pacifica negli odori, nei suoni e nelle visioni di una natura incontaminata che vive, scorre e cangia inarrestabile, lontana dalle sofferenze umane del cemento e dello smog, e che è pacifica se e quando lasciata in pace. E’ celebrazione dunque, un simposio western-rock fatto di blues, folk ed echi nativi americani che ha dato il benvenuto attorno al fuoco a Neil Young, Jimmy Hendrix, Johnny Cash e Tom Waits. Le voci ispiratissime di Tanner Olson, plananti, mantriche e sognanti, non fanno altro che aggiungere ulteriori struggenti ululati a questa landa sonora selvaggia e sconfinata che appartiene a coyote, bisonti e antichi spiriti indiani. Album intimissimo, distante e tremendamente evocativo.

TRACKLIST

  1. In The Name Of River Grand
  2. Hijo De Desierto
  3. Buried Arrows
  4. The Book of Truth
  5. Tchulu Junction
  6. Mean Season Movin’ On
  7. Shunka Sapa
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