6.0
- Band: ACT OF DEPARTURE
- Durata: 00:32:27
- Disponibile dal: 10/07/2015
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Ve la ricordate l’esplosione del movimento trancecore (o anche crabcore, per alcuni) di qualche anno fa? Quella contaminazione apparentemente inconciliabile, almeno sulla carta, di ritmiche hardcore, tematiche screamo emozionali, vocals in autotune e inserti electro-dance portato alla ribalta da band quali Attack Attack! e primi Asking Alexandria? Il filone, per forza di cose, è andato piano piano esaurendosi, lasciando sul campo di battaglia un numero limitato di band superstiti (l’irriducibile filone tedesco con Eskimo Callboy o i terribili We Butter The Bread With Butter, per citarne alcuni). Anche il Belpaese ha avuto il suo momento di gloria con gli Helia nei primi anni ‘10. Ad ogni modo, questi ragazzotti di Modena sembrano avere avuto queste band in cuffia durante la stesura di questo primo full length “I Am Humanity”, lavoro autoprodotto rilasciato ad appena tre mesi di distanza dal precendente EP “Our Past, Our Tragedy”. Gli stereotipi ci sono tutti: chitarrone, inserti electro-dubstep, ritornelli a tutto zucchero ad intervallare parti al vetriolo. Il problema è che manca davvero un filo conduttore, o quanto meno una coesione d’intenti che faccia capire all’ascoltatore cosa sta succedendo. Sono davvero troppe le digressioni, gli inserti, le variazioni sul tema provate nel corso di questi dieci episodi. Sembra quasi come se i Ragazzi provassero a sparare nel mucchio cercando di centrare un ipotetico bersaglio. Tralasciando il singolo discretamente riuscito “On To The Wreckage”, dal ritornello facile e dotato di un buon tiro, le tamarrate electro di “Jonestown Massacre”, ed il buon riffing di “When We Were Wolves”, il resto dell’opera difficilmente emoziona, complice forse anche un eccessivo ricorso alle clean vocals, le quali sono decisamente il tallone d’Achille dei Nostri, risultando, a nostro modesto parere, il più delle volte stucchevoli e poco ispirate. Come primo passo nel mondo dei grandi, però, non ci sentiamo di stroncare questo lavoro in toto: come detto, vi sono alcuni episodi di buona fattura, e ci danno di che sperare per un secondo capitolo. Consigliamo vivamente al quintetto modenese, per il futuro, di effettuare un importante lavoro di rifinitura, scrematura ed organizzazione della propria proposta.
