7.5
- Band: ACxDC
- Durata: 00:20:15
- Disponibile dal: 24/06/2014
Da non confondersi con i celebri rocker di Sidney, gli ACxDC (acronimo di Antichrist Demoncore) sono una delle più spietate compagini grindcore/powerviolence in circolazione sul suolo americano. Attivi da circa un decennio e con alle spalle una fitta schiera di uscite tra demo, EP e split album, i Nostri esordiscono finalmente sulla “lunga” distanza (le virgolette sono d’obbligo date le circostanze) con questo disco omonimo: sedici tracce per venti minuti di musica il cui unico scopo sembra quello di spappolare timpani e scavare profonde voragini nel pit di qualche lurido centro sociale. Un sound esplosivo, marcio fino al midollo, le cui emanazioni rabbiose e negative non potranno che fare la gioia dei sempre più numerosi seguaci di Dead In The Dirt, Nails e Weekend Nachos. Proprio come le succitate realtà, infatti, il quintetto californiano non suona per il semplice gusto di “buttarla in caciara”, affidandosi a strutture sì fulminanti e violentissime, ma senza sacrificare nulla in termini di musicalità e senso logico. Un assalto irrefrenabile, in continuo movimento, le cui radici affondano nella migliore tradizione grind, hardcore e sludge, fra piogge telluriche di blast-beat, parti mosh e rallentamenti schiacciasassi. Gli elementi cari al genere (vocalità strazianti, riff di chitarra come colpi di mazza da baseball, ritmiche frastagliate, ecc.) ci sono tutti, e se all’inizio potrà sembrare difficile orientarsi in mezzo a questo olocausto sonoro, basteranno pochi ascolti per riconoscere in ogni brano una perla a sé stante, perfettamente distinguibile dalle altre che compongono la tracklist. Citeremmo a titolo di esempio “Give Up”, cavalcata sludge-core della pesantezza di un macigno, “Blood”, ipotetico punto di incontro tra Phobia e Tragedy, e la massacrante opener “Destroy // Create”, anche se come dicevamo è l’intera opera a convincere per dinamismo e gusto nel songwriting, tenendo a debita distanza il rischio ripetitività e senza mai offrire il fianco a passaggi poco ispirati. Venti minuti da assorbire tutti d’un fiato, incorniciati da una produzione bombastica (curata dal batterista dei Nails Taylor Young e dal cantante/chitarrista dei From Ashes Rise Brad Boatright) e frutto di un’esperienza ormai inattaccabile. Dritto dritto nella lista dei dischi “grindcore e affini” migliori dell’anno.
N.B.: L’album, completamente autoprodotto, è scaricabile dalla pagina Bandcamp del gruppo alla modica cifra di 1 dollaro (circa 80 centesimi di euro).
