7.5
- Band: ACxDC
- Durata: 00:24:00
- Disponibile dal: 05/05/2020
- Etichetta:
- Prosthetic Records
- Distributore: Audioglobe
Non sono un gruppo a cui piace andare per il sottile, gli ACxDC. Eppure, a dispetto di una forma sguaiatissima e – in apparenza – rudimentale, rientrano puntualmente nella cerchia di coloro in grado di scrivere canzoni di senso compiuto. Pezzi al vetriolo, lanciati come un treno in corsa verso l’ascoltatore, sì… ma che sanno come stamparsi in testa e rendere ogni pubblicazione del quartetto di Los Angeles (sia essa un EP, uno split o un full-length) un piccolo evento per gli appassionati del filone grind/powerviolence.
Così, a ben sei anni di distanza dal precedente “Antichrist Demoncore”, ecco i Nostri riemergere dai bassifondi con un’opera provocatoria fin dal titolo (“Jesus Is King” è l’ultimo album del rapper Kanye West) che ne mette definitivamente in luce la sostanza e le capacità interpretative, potendo oltretutto contare sui mezzi e sulla spinta promozionale di un’etichetta come la Prosthetic Records. Meno di mezz’ora di musica da cui emergono subito un paio di differenze rispetto al passato: una sezione ritmica un filo più controllata, la quale limita parzialmente le sventagliate powerviolence a favore del groove e della scioltezza; un ispessimento delle trame chitarristiche che, oltre a conferire maggiore equilibrio alle strutture, in alcuni frangenti avvicina la proposta dei Nostri a lidi death metal, con rimandi al culto del pedale HM-2 di Entombed e Trap Them. Il risultato è una tracklist che concentra le proprie attenzioni sul dinamismo e sul livello di presa dei singoli episodi, e che con il passare degli ascolti suona come un compromesso irripetibile fra ordine e barbarie.
Un assalto che è hardcore nell’anima, urgente e polemico come dovrebbe sempre essere, ma che, per l’appunto, si guarda bene dall’approssimare il songwriting o dal non concedere il giusto respiro a strofe e ritornelli. Basterebbero quelli poderosi della titletrack o di “Copsucker” per aizzare alla rivolta un puritano, mentre risulta difficile opporsi alle cadenze mozzafiato e ai riff ignorantissimi di “Exercise in Futility” e “Back in Black Bloc”, per un disco che riteniamo caschi a puntino con l’avvicinarsi dell’estate e che, in ultima istanza, possa fungere da ottimo antipasto al comeback di Todd Jones e dei suoi Nails. Contagiosità allo stato puro.
