AD VITAM – Stratosfear

Pubblicato il 29/03/2016 da
voto
7.5
  • Band: AD VITAM
  • Durata: 00:51:37
  • Disponibile dal: 05/02/2016
  • Etichetta: Revalve Records
  • Distributore: Masterpiece

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Arrivano dalla Sardegna questi Ad Vitam, giovani e con le idee ben chiare su cosa debba vertere la propria proposta musicale: un bel groviglio di death melodico che guarda verso la Scandinavia e non disdegna di gettare nel calderone sapori provenienti da altri settori; e se così durante l’ascolto teniamo in mente soprattutto i Dark Tranquillity, da intersezioni e insenature ecco fare capolino nomi che spaziano tra Dimmu Borgir, The Black Dahlia Murder, ma anche Septicflesh, Fleshgod Apocalypse e qualche vagito degli Opeth quando ci piacevano. A dirla così pare un po’ troppa roba, e invece i ragazzi sanno esattamente come dosare le varie influenze, come aggiungere, quando occorre, per arricchire un riff o un passaggio e quando invece togliere per esaltare una parte strumentale o un’emozionalità. Ed è proprio qui che gli Ad Vitam fanno la voce grossa, impreziosendo ogni momento di un’aura passionale ed intimista, in cui l’atmosfera gioca un ruolo molto importante ad appesantire le sensazioni messe su disco; infatti pur non rinunciando alla mera brutalità o alle doti strumentali, il combo decide di porre l’accento su un lato più ‘sognatore’ e forse con un impatto un po’ meno marcato, ma senza dubbio sulla lunga distanza la scelta premia. Ogni strumento gode della propria importanza all’interno del platter, e un ruolo particolare lo rivestono i sintetizzatori che sanno svecchiare le parti più orientate ad un suono death classico, virando verso una sorta di death-prog. Modernità e tradizione convivono pertanto in questo ricco album di una buona cinquantina di minuti, passando tra le oscure arie di “Six Feet Under My Sins” o “Under a Cypress Root”, con i suoi giochi progressivi, e la diretta “Spektrum Waltz”, così come la godibilissima “There Was Blood Everywhere” lascia il passo ad una più canonica “Bite Me Immortal”, dimostrando sin dalla prima coppia una certa pratica strumentale e un innato groove a fare da nucleo portante al quintetto. Un plauso alla produzione, di ampio respiro e che permette una resa potente ma non troppo satura, e alla già citata capacità tecnica della band, che però riesce a non andare mai sopra le righe e a risultare effettivamente più che gradevole all’interno delle singole composizioni (come ad esempio in alcune parti di “Plagues of Nothing” e “Fall of Collective Consciousness”, intelligentemente posta alla fine a summa di tutte le sensazioni sin qui riportate). Un debutto ottimo per una band da tenere sotto osservazione.

TRACKLIST

  1. Exosfear
  2. There Was Blood Everywhere
  3. Bite Me Immortal
  4. Join Me in Farewell (There Will Be Blood Everywhere)
  5. Chronosfear
  6. Six Feet Under My Sins
  7. Under a Cypress Root
  8. Plagues of Nothing
  9. Mesosfear
  10. Spektrum Walz
  11. Inception
  12. Stratosfear
  13. Fall of Collective Consciousness
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