ADDAURA – …And The Lamps Expire

Pubblicato il 03/04/2015 da
voto
7.5
  • Band: ADDAURA
  • Durata: 00:21:25
  • Disponibile dal: 19/01/2015

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Ormai lo sappiamo. Lo stato di Washington, negli States, è diventato l’epicentro di una piccola controrivoluzione nel mondo del black metal. Sotto la guida carismatica dei Wolves In The Throne Room, qui si è sviluppata una corrente metallica pervasa di una serenità d’animo inusuale e dalla volontà di dire addio all’evoluzione dell’essere umano come creatura propensa alla modernità e alla sottomissione degli elementi che lo circondano, per ritornare alla sua essenza primigenia di primus inter pares nei confronti della natura, in rispettosa armonia con essa. L’etichetta di Cascadian black metal ha certificato la nascita di un’epopea che sta rilasciando frutti gustosi e abbondanti, generati da artisti eclettici e di grande apertura mentale, non ultimi i qui presenti Addaura. “…And The Lamps Expire” arriva a tenere caldo il nome del gruppo di Seattle, rivelatosi nell’underground con un primo passo su lunga distanza molto apprezzato quale “Burning For The Ancients” del 2012, ora bissato da due nuovi pezzi in linea col materiale già edito, inframmezzati da un breve spezzone strumentale. Un ep dalle sensazioni arcane, che profuma di betulle, pini, sequoie, piuttosto che di esalazioni miasmatiche e marcescenza; un metal stimolante tutti e cinque i sensi, non solo l’udito, dove l’utopia del ritorno a una vita più attenta e consapevole della bellezza che ci circonda è resa con rabbia positiva, vitalità e passionalità. Il piano in apertura di “Amid Tumult And Clamor…” lascia allora ben presto spazio a chitarre fruscianti, con un’eco che richiama letteralmente il passaggio del vento tra gli alberi, suonate in modo frenetico ed energico come il black metal impone, ma contraddistinte da una luminosità e levità richiamante le accecanti melodie dei Deafheaven. La voce stessa del leader Ryan Patterson, un urlo strozzato tutto gola, è molto simile a quella di George Clarke, ma poi entrano in campo altri fattori, altri umori e presagi. La band ama incastonare delicati passaggi acustici tra le sfuriate chitarristiche, facendo emergere la sofferta malinconia dei Panopticon e il fraseggiare folk degli Agalloch. I ritmi però sono generalmente molto veloci, il mulinante drumming di Brandon J. Ress è all’altezza dei migliori batteristi black metal e innesta la dovuta ruvidezza metallica, lasciando alle chitarre la possibilità di arrampicarsi in climax ascendenti travolgenti, inebrianti, una valanga di note iridescenti puntellata da un tappeto ritmico rutilante. La registrazione molto naturale lascia un piccolo grado di confusione e poca nitidezza fondamentale per rendere autentica e vissuta questa musica, e consente allo stesso tempo alle chitarre di disegnare melodie taglienti e tremolanti di grande impatto emozionale. Il riffing si serra e si rilascia, come un respiro affannato durante una corsa lunga ed intensa, che sfocia in scorci toccanti, di bellezza paradisiaca. Notevole anche il lavoro delle percussioni, orchestrato anche questo da Patterson, polistrumentista versatile impegnato pure a tastiere e chitarra; fra tamburi, hammond e chitarre acustiche, gli attimi di calma di “The Sun Shines Today Also…” ci fanno presagire che il mondo bucolico sia ormai padrone. Noi ce ne facciamo avviluppare, prima di essere sbalzati via dalle nostre certezze da un’altra stilettata black-gaze e concludere il nostro viaggio in un dolcissimo the end pianistico. Saranno solo poco più di venti minuti, ma il segno lasciato dagli Addaura è profondo e ci viene una gran voglia di averne ancora, di questo suono dove i contrasti si armonizzano e si fondono sotto un comune denominatore, quello della ricerca di un equilibrio col creato e le sue infinite rappresentazioni.

TRACKLIST

  1. Amid the Tumult and Clamor (I Look for the Light through the Pouring Rain)
  2. Chambering Things Lost
  3. The Sun Shines Today Also (On the Oaks of that Bird Hill)
1 commento
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