8.0
- Band: ADIMIRON
- Durata: 00:51:44
- Disponibile dal: 28/11/2011
- Etichetta:
- Bakerteam Records
- Distributore: Audioglobe
Spotify:
Apple Music non ancora disponibile
Il 2011 che si avvicina al termine si arricchisce, in questo suo scorcio finale, di un’ottima uscita made in Italy – band, etichetta, studi di registrazione (esclusa la puntata in terra svedese, ai Fascination Street di Jens Bogren, per mix e mastering) – che punta piuttosto decisamente al successo anche internazionale. E i mezzi paiono esserci tutti, a dire il vero: “K2” dei romani Adimiron, come del resto ben evidenziato nel nostro recente track-by-track, è un lavoro tecnicamente e professionalmente perfetto, che unisce una profondità di suoni e una produzione potentissima a un songwriting mai così brillante e convincente, frutto di una lenta ma costante gavetta che la nostra formazione ha portato avanti nel corso degli anni e, non ultimi, degli importanti tour di supporto tenuti nel proprio recente passato. Dopo la già buona release di “When Reality Wakes Up”, platter incentrato su un thrash metal progressivo, tecnico e moderno, figlio principalmente di influenze quali Nevermore e Meshuggah, gli Adimiron, che nel frattempo sono diventati un quartetto a causa dell’abbandono del chitarrista Danilo Valentini, si sono rimboccati le maniche e guardati in giro, inserendo nel loro già complesso-ma-fluente tessuto sonoro prepotenti richiami ai Gojira e alla corrente djent. Con “K2”, quindi, ci si trova spesso fra le orecchie un ibrido non esattamente identificabile, rientrante di certo nell’ambito del prog-thrash metal, ma così ricco di spunti e arrangiamenti curati che spesso si trasvola verso altri lidi, sia che si tratti di djent, appunto, che di techno-death metal oppure di thrash-death metal, come ad esempio nella devastante “The Whisperer”, traccia migliore del lavoro ed impreziosita dalle guest vocals di Dave Padden degli Annihilator. Ci viene difficile trovare qualcosa di sbagliato in “K2”, in quanto tutto si incastra, se non alla perfezione, certamente molto vicino ad essa. Riffing puntuale, sezione ritmica fantasiosa, voci che variano in timbri e dinamiche; e ancora – ci ripetiamo – arrangiamenti sopraffini, lyrics interessanti e profonde, un’accessibilità migliorata che mai sfocia però in (fin troppo) facile fruibilità. Insomma, gli Adimiron han tirato fuori dal cappello un disco di caratura internazionale, poco ma sicuro. E pare che con ciò il futuro sia dalla loro parte. E noi staremo a sentire e vedere. Ottimo.
