ADOM – Bacalou

Pubblicato il 03/11/2019 da
voto
7.0
  • Band: ADOM
  • Durata: 01:05:07
  • Disponibile dal: 01/07/2019
  • Etichetta:
  • Distributore:

Un macigno di doom con velleità psichedeliche è quello che ci aggredisce con l’inganno dopo l’attacco trasognante di “Baél”, prima traccia del disco di debutto, autoprodotto, degli Adom. La band vicentina ben descrive il proprio genere doom ipnotico: descrizioni come queste spesso lasciano il tempo che trovano, ma capiamo perfettamente perché tale definizione calzi a pennello. Dopo pochi minuti infatti ci troviamo a galleggiare in un mare in tempesta senza renderci conto di come ci siamo arrivati, un mare con onde interminabili che pur mutano d’intensità e tono, ma che nella loro genesi condividono un’unica straniante radice.
Un’ora abbondante di doom strumentale che guarda al versante più ‘post’ del genere è di sicuro un azzardo, ma di certo rende chiare le intenzioni dei veneti, che non sembrano voler cedere un passo ad una fruizione tout court, e anzi vanno per la loro strada tra qualche sbando più arioso (Russian Circles, God Is An Astronaut) e dettami più canonici (i sempiterni Kyuss, così come Yob e Neurosis), creando così delle atmosfere obnubilanti e spesso volutamente confusionarie, come a voler simboleggiare cosa dovrebbe voler dire risvegliarsi dopo una session allucinogena in un posto completamente alieno. L’incedere marziale della sezione ritmica sul letto delle acide tastiere proposto in “Bacalou” permette un immersione totale in un senso di alterazione corporea ben riuscita e sottolineata dalla pesantezza di tutta l’opera, farcita com’è di riverberi e delay.
Se una tale abnegazione al proprio lavoro è uno dei punti di forza del progetto, potrebbe però rivelarsi anche uno dei punti deboli: per quanto apprezzabile, il disco diventa un po’ ostico nell’ascolto, e forse qualche pezzo in meno avrebbe giovato, laddove anche qualche passaggio un po’ più immediato si sarebbe potuto evitare, a discapito della pesantezza e della durata. Per il resto, una prima prova forse un po’ densa, ma che di certo permette di capire le ottime potenzialità del progetto. Con una produzione professionale e una regia che guarda nella stessa direzione potrebbero uscirne grandi cose.

TRACKLIST

  1. Baél
  2. Atman
  3. Caronte
  4. Azazel
  5. Leshy
  6. Olorun
  7. Uma
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