ADRAMELCH – Opus

Pubblicato il 09/09/2015 da
voto
7.5
  • Band: ADRAMELCH
  • Durata: 01:06:41
  • Disponibile dal: 22/05/2015
  • Etichetta: Pure Prog Records
  • Distributore:

Sapere che gli Adramelch con quest’album si congedano definitivamente ha il sapore amaro dell’occasione sprecata. Non da parte della band, sempre all’altezza della situazione ad ogni pubblicazione, quanto da un pubblico che non ha saputo coglierne le qualità e vi ha sempre anteposto compagini dalle sonorità più immediate, ma non sempre baciate dalla classe del combo milanese. Il quale ha deciso di porre un elegante sigillo in ceralacca alla propria carriera rilasciando il quarto full-length “Opus”. Registrato presso ‘Lo Studio’ di Milano sotto la guida del produttore Guido Block, presente anche in qualità di ospite alla voce in quattro tracce assieme alla singer Simona Aileen Pala, il disco prosegue con coerenza l’opera di smussamento delle intemperanze metalliche iniziata con il precedente “Lights From Oblivion”, offrendo infine un lotto di tracce curatissime, spennellate di tutto il ventaglio di umori e pulsioni che gli Adramelch sono riusciti ad esplorare ed esaltare nel corso degli anni. Seguendo agli esordi certe scelte estetiche di Warlord e Fates Warning, i Nostri si sono distinti nel tempo per un’epicità in punta di piedi, legata a una dimensione regale, preziosa, di ciò che accostiamo normalmente all’heavy metal gravido di pathos. Quello dell’epic metal è ed è stato un genere frequentato in modo molto personale, contaminato fin dal principio da ampie volute progressive, contraddistinte anche queste da un’interpretazione distaccata da schemi rigidi e marcate citazioni ad altri gruppi. Con la maturazione dei singoli musicisti, ciò che ha guadagnato campo è una sensibilità melodica che sembra guardare al prog rock più candido e perfino a certo sofisticato AOR, filtrati secondo la rigorosa idea di musica portata avanti da Vittorio Ballerio e Gianluca Corona, gli unici superstiti della line-up originaria. L’emersione di questa tendenza è evidente nei suoni cristallini, che valorizzano equanimemente ogni forza in campo, esasperando la ricerca della precisione senza per questo raggelare il contenuto emotivo dei singoli brani. Le chitarre descrivono, dialogano, affrescano, trattenendosi dall’elargire qualsiasi segnale di irruenza, di conclamata rudezza metallica: quello no, non glielo si può chiedere agli Adramelch di oggi, ma ciò è compensato dalla serie di melodie docilmente intense che si riversano fuori da ogni solco del disco. Ottimo in questo senso l’apporto dei synth, che espandono l’orizzonte sonoro ammantando di una patina rasserenante l’intero lavoro, contribuendo altresì a un sentore melanconico che sa già di addio, di un ultimo saluto a chi li ha accompagnati in questo lungo viaggio iniziato quasi trent’anni fa. A nostro avviso i punti salienti di “Opus” sono quelli dove alla cura maniacale di arrangiamenti e cambi di scenario si abbina un minimo di energia ed emerge un epos degno di una rappresentazione in una grande, fastosa, corte medievale. La ritmata opener “Black Mirror” assume proprio queste sembianze, raggiungendo il suo climax quando i tempi si complicano e le voci si rincorrono, a sublimare un finale dolceamaro altamente suggestivo. Il cantato pulitissimo di Ballerio risulta nuovamente l’arma segreta per dare colore ai pezzi, fra un timbro non così comune e scelte metriche a volte imprevedibili: magnetiche da questo punto di vista le strofe sospese di “Long Live The Son”, capaci di allestire un clima di attesa sciolto a meraviglia da arpeggi sottili e cori eterei. “Only By Pain” passa in rassegna tutte le possibilità espressive del sestetto: strofe incalzanti, refrain martellante, sintetizzatori freddissimi a bilanciare la forza struggente delle chitarre, una liquefazione dei toni verso il finale prima di chiudere recuperandola vigoria di metà brano. Di apprezzabile fattura la strumentale “Ostinato”, dove riecheggiano le eco delle strumentali di marca Rush, grazie a un bilanciamento certosino fra tecnica sopraffina e scorrevolezza, uno dei trademark del trio canadese, a cui anche gli stessi Adramelch non hanno mai derogato. La ballata “As The Shadows Fall” riveste il ruolo di highlight sul fronte melodico, contrapposta all’epicissima “Forgotten Worlds”, molto vicina al materiale dei primi due album: davvero glorioso il dipanarsi di quest’ultima, un ultimo slancio di heavy metal in un disco dai toni mediamente soft. Il resto della tracklist non è da meno, le tracce segnalate sono soltanto quelle che per gusto personale ci è sembrato giusto sottolineare. Gli Adramelch non avranno un futuro, la loro musica sì, nel caso non l’abbiate già fatto siete ancora in tempo per scoprirla, assimilarla, apprezzarla. Partendo da “Opus” o dai dischi precedenti, comunque non sbaglierete.

TRACKLIST

  1. Black Mirror
  2. Long Live The Son
  3. Pride
  4. Northern Lights
  5. Only By Pain
  6. A Neverending Rise
  7. Fate
  8. Ostinato
  9. As The Shadows Fall
  10. Forgotten Words
  11. Trodden Doll
  12. Where Do I Belong
1 commento
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