ADRAMELECH – Psychostasia

Pubblicato il 01/05/2022 da
voto
8.5
  • Band: ADRAMELECH
  • Durata: 00:34:24
  • Disponibile dal: 22/06/1996
  • Etichetta:
  • Repulse Records

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La scena death metal finlandese genera da sempre profondo fascino tra i cultori di queste sonorità maggiormente devoti all’underground. Un circuito che, soprattutto nei primi anni Novanta, ha sfornato band di estremo talento, spesso giovanissime e quindi decisamente imprevedibili. A differenza del panorama della vicina Svezia, con Stoccolma per lo più uniforme nel suo trincerarsi dietro il binomio pedale HM2/Sunlight Studios, quello finnico ha sempre manifestato un più ampio assortimento di stili e influenze, tanto da essere riconosciuto per una lunga serie di dischi anche molto diversi fra loro, pur restando sotto la grande ala del death metal. Pensiamo, ad esempio, all’epicità dei primi Amorphis, elemento in netta contrapposizione con l’eccentricità e il tecnicismo dei Demilich; oppure alle contaminazioni hard rock e grind degli Xysma, assai lontane dall’eleganza e dal rigore dei Demigod di un gioiello come “Slumber of Sullen Eyes”.
In questo mutevole panorama, oggi accreditato come responsabile di tantissimi album di culto, troviamo anche gli Adramelech, formazione originaria della Finlandia occidentale, spesso vista come parente dei succitati Demigod, avendo le due band talvolta condiviso musicisti. Il gruppo guidato da Jarkko Rantanen – cantante, chitarrista e batterista – pur muovendo i primi passi nel 1991, ha purtroppo impiegato molti anni per arrivare al traguardo del primo full-length, finendo così per restare pressoché isolato all’interno di una scena che nel frattempo aveva cambiato tendenze e protagonisti più volte, con molti dei vecchi pionieri intenti a cimentarsi con sonorità sempre più lontane dal death metal degli esordi. In ogni caso, “Psychostasia”, debut album degli Adramelech pubblicato nel giugno del 1996 su Repulse Records, resta una prova estremamente affascinante nel suo presentare una ennesima personale interpretazione del death metal made in Finland, prendendo le mosse da quanto fatto dai cugini Demigod con il loro suono rigoroso ed evocativo, spesso giocato su tempi mai troppo frenetici, ma ampliando il discorso in una chiave più truce, tecnica e straniante. Una delle principali caratteristiche della proposta degli Adramelech a questo punto del loro percorso è infatti la cura maniacale riposta nelle variazioni di ritmo: batteria e basso sono infatti protagonisti nel dettare e sottolineare continuamente ricorrenti mutamenti ritmici e tonali, con un’alternanza fra doppia cassa e brevi strappi di blast-beat davvero astuta nel ravvivare puntualmente i riff e nel ripresentarceli sotto un altro angolo. Soprattutto il lavoro al doppio pedale risulta particolarmente incisivo: su questa base in perpetuo movimento, la band incastra un riff dopo l’altro, innescando una sensazione di continuo slittamento in avanti che a tratti sembra quasi gettare le fondamenta per quella sorta di groove magnetico poi ampiamente sfruttato e popolarizzato dai Decapitated nei primi album della loro carriera. Episodi come “Heroes in Godly Blaze” e “As the Gods Succumbed”, in particolare, accennano con più insistenza a questo tipo di andamento circolare, generando in alcuni tratti una specie di effetto trance che rapisce più di molte altre soluzioni. Brani che hanno una sorta di indolenza ombrosa ma allo stesso tempo ammaliante, dove i tecnicismi sono accuratamente celati dietro la suddetta impronta ipnotica, con riff arzigogolati e altri più dritti e compatti che si sovrappongono per poi passarsi il testimone, provocando quel feeling di reiterazione e disorientamento che, come tutto ciò che è carismatico e personale, si rivela e seduce col tempo. Questo scambio e dialogo tra riff, con sullo sfondo un certa inclinazione per l’atonalità, evoca senz’altro paragoni con “Nespithe” dei succitati Demilich o con certi Immolation: in effetti, l’intero album è pervaso di quella vena alienante e ultraterrena cara al songwriting di questi due pesi massimi, così come di un simile gusto per una diversità ritmica puntualmente messa al servizio del lavoro di chitarra.
“Psychostasia” è un’opera estremamente densa di strati e intuizioni, eppure digeribile nello sviluppo e nel minutaggio, con le otto tracce a superare di poco la mezz’ora di durata. Un disco uscito in un periodo non fortunatissimo per il death metal – in questo momento ‘vittima’ della definitiva esplosione del panorama black, a cui presto si sarebbe aggiunto il ritorno del power metal – ma nondimeno colmo di talento, estro e autonomia artistica. Valori assoluti che non invecchiano e che anzi si tende ad apprezzare sempre di più alla distanza, soprattutto quando si cercano le varie origini di un movimento, quello death metal, che oggigiorno partorisce nuovi gruppi e album a getto continuo.

TRACKLIST

  1. Heroes in Godly Blaze
  2. Psychostasia
  3. Seance of Shamans
  4. The Book of the Worm
  5. Thoth (Lord of Holy Words)
  6. Mythic Descendant
  7. As the Gods Succumbed
  8. Across the Gray Waters
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