7.0
- Band: ADUANTEN
- Durata: 00:19:26
- Disponibile dal: 24/10/2025
- Etichetta:
- Nameless Grave Records
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Non sembrano intenzionati a produrre dischi veri e propri, gli americani Aduanten, visto che alla data odierna, a circa sei anni dalla loro formazione, hanno nel proprio archivio due singoli e due EP, di cui l’ultimo, “Apocryphal Verse” è quello che sta girando sui nostri lettori proprio adesso.
Il progetto si autodefinisce melodic death metal ma, se la cosa poteva essere vera per il precedente EP (il gradevole “Sullen Cadence”), in questo nuovo lavoro si spinge molto di più su atmosfere quasi alternative rock, che pure vanno a sposarsi con una stratificazione prettamente death, e ad alcune scelte meno istituzionali nel modo di intendere il metallo della morte: parliamo di riff con distorsioni non troppo marcate, arpeggi, intermezzi più riflessivi, che cercano una certa malinconica melodia.
I musicisti sono passati per le fila di nomi quali Obsequiae, Vex, Panopticon e Horrendous e del resto si percepisce una certa disinvoltura nella creazione di sonorità fresche e vive, ispirate e capaci di cambiare spesso, che sanno interloquire con partiture più riflessive, come in “Decameron”, o più spinte, come in “Grace Of Departure”, che pure non manca di ammorbidire il discorso su orizzonti più misurati, lievemente marcati nella loro irruenza. Non parliamo di vera e propria brutalità, ecco, ma di una rabbia composta, cin grado di uscire fuori dalle canzoni senza mai ‘sbracare’, mantenendo sempre una certa snellezza pure di fronte a passaggi più tesi (come ad esempio la chiusura, “The Weakening Sovereign”, brano più prettamente death melodico che riporta alla mente i Dark Tranquillity degli anni Novanta).
Le anime della band sono tutte qui, tra chiaroscuri di rock alternativo e reminiscenze post-punk contro sfuriate di scuola europea: gli Aduanten sembrano essere più un progetto nato per poter sperimentare a piacimento che un gruppo vero e proprio, soprattutto rispetto al debutto, che invece li vedeva affiancati da gente come Tanner Anderson (Obsequiae, Panopticon) e Damian Herring (Horrendous), e dove la forma proposta era più affine ad un vero e proprio death metal melodico, pur complesso e malinconico.
Saremo onesti: ci piacciono entrambe le versioni.
Bel progettino eclettico, che probabilmente dal vivo (se mai verrà portato in una dimensione live) potrebbe far passare un bel paio di quarti d’ora. Da seguire, anche se dubitiamo la band uscirà mai da questo circolo fatto di underground, singoli, ed EP composti per quello che sembra essere il puro gusto di suonare.
