7.0
- Band: AEMAET
- Durata: 00:43:00
- Disponibile dal: 12/03/2013
- Etichetta:
- Red Cat Records
Se è vero, come spesso accade, che il genere proposto da una band è intuibile già dal nome della band stessa, ecco che l’impresa di decifrare cosa suonino gli Aemaet – termine ebraico che significa ‘verità’, utilizzato secondo la leggenda dai rabbini per dare vita al Golem – risulta non facile, così come di non facile interpretazione risulta anche il titolo dell’album, “Human Quasar”, giocato sulla contrapposizione tra l’essere umano e la sorgente luminosa, portatore di un’energia infinitamente più forte del sole. Spostandosi dall’etimologia alla musica, resta comunque arduo catalogare la proposta sonora del quartetto laziale, genericamente inquadrabile nel filone dell’alternative rock/metal anni ’90, senza disdegnare divagazioni di stampo new wave ed electro. Diviso in due, come si usava una volta, il disco parte forte con il Lato A (White Matters), dove trovano posto pezzi più tirati come “Vetus Ordo Seclorum” e “The Iconosclasts”, quasi una versione moderna degli Smiths, prima di rallentare con “A Boy Called Hermes”, in cui chitarre più soffici ed un tappeto di pianoforte a là Muse accompagnano la cangiante voce di Cristian Suardi, il cui registro vocale spazia con apparente naturalezza da Morrisey a Ville Valo. Chiusa la prima parte con la toccante “Andy The Mothman”, perfetto esempio di fusione tra chitarre ed elettronica, si apre il Lato B (Black Matters), in cui le ritmiche si fanno più rarefatte e le atmosferiche oniriche, spostando il raggio d’azione verso il finnish metal di H.I.M. (“Slumber”, “Shadow”) e 69 Eyes (“The Hangman”), fino ad arrivare ad un ipnotico ibrido dark-electro-prog (“Paradoxical Sleep”), esperimento ancora un po’ acerbo ma affascinante. Aggiungiamoci sul finale l’ossimoro love/nu-metal di “A Shelter From Dreams”, ed ecco completato il quadro di un disco tutto fuorchè banale, frutto di una band dalla doppia anima – la prima, per la verità, più intrigante della seconda – e che, ne siamo certi, non mancherà di far parlare di sé.
