AENAON – Extance

Pubblicato il 21/01/2014 da
voto
7.5
  • Band: AENAON
  • Durata: 01:06:06
  • Disponibile dal: 20/01/2014
  • Etichetta:
  • Code666
  • Distributore: Audioglobe

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Gli Aenaon iniziano ad essere una realtà consolidata e riconosciuta ben al di fuori della generosa terra ellenica di cui sono figli. Dopo aver firmato il convincente debutto “Cendres Et Sang”, il 2014 vede la avantgarde/progressive band capitanata dal frontman Astrous giungere al suo secondo album, che, per l’occasione, si avvale della collaborazione di personaggi come Mirai Kawashima (Sigh) e Sindre Nedland (In Vain, Solefald). Undici nuove tracce caratterizzate da un’impronta sonora sfarzosa, dai contorni lisci e tutt’altro che essenziali, permeate da un’atmosfera che lascia trapelare, sotto un’apparenza elegante, una mordacità a tratti anche notevole. Un tessuto musicale nel quale la vocazione avantgarde dei Nostri si tinge ulteriormente di umori neri, sposando di frequente asprezze puramente black metal (l’attacco di “Grau Diva” ricorda subito i Satyricon). Non manca tuttavia l’ormai consueto sassofono, ideale complemento di un lavoro chitarristico variopinto, che dispiega narrazioni tra temi, improvvisazioni e felici intuizioni jazz che portano spessissimo verso territori di ricerca e di lirismo simili a quelli di artisti del calibro di Ihsahn e ultimi Borknagar. Un duetto, quello tra sax e strumenti a corda, che sa essere rigoroso ma anche struggente, se non addirittura sarcastico, in pezzi come “Funeral Blues”. Dal canto suo, Astrous non è da meno e dimostra di saper eccellere con la proprio voce, arrivando sempre puntuale nel sottolineare i vari cambi di registro, operando delle trasformazioni che ci offrono quasi l’illusione di essere in presenza, a seconda dei brani, di più di un cantante. Tuttavia, non siamo alle prese con una di quelle formazioni pseudo-prog che puntano costantemente sul colpo ad effetto e sugli “effetti speciali” ad oltranza: in “Extance” traspaiono una grinta tangibile, una indubbia sostanza “metal” e, soprattutto, una cura minuziosa e lucidissima dei particolari; tutti elementi che parlano di personalità così come di senso pratico. Con una durata un po’ meno estenuante, il disco avrebbe potuto risultare ancora più riuscito, ma già così siamo di fronte ad una palese dimostrazione di maturità.

TRACKLIST

  1. The First Art
  2. Deathtrip Chronicle
  3. Grau Diva
  4. A Treatise on the Madness of God
  5. Der Mude Tod
  6. Pornocrates
  7. Closer to Scaffold
  8. Land of no Water
  9. Algernon's Decadence
  10. Funeral Blues
  11. Palindrome
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