6.5
- Band: AEON GODS
- Durata: 00:43:04
- Disponibile dal: 20/02/2026
- Etichetta:
- Scarlet Records
Si sentiva la mancanza degli Aeon Gods, discograficamente parlando? Forse non proprio.
La tiepida attesa per “Reborn To Light”, questo il nome del nuovo lavoro del quintetto tedesco di ispirazione egizio-assiro-babilonese, è stata scaldata dai primi singoli come “Birth Of Light”, che quantomeno facevano presagire un disco un po’ più centrato rispetto al primo “King Of Gods”.
Se a questo sottraiamo i pregiudizi dovuti a quella tendenza di avere il power metal ‘a tema’ per ogni cosa (dagli zombie con i Dominum, ai Nani con i Wind Rose e via discorrendo), possiamo dire che il presagio si è in un certo senso avverato.
Pur risultando sempre piatto, come molti altri lavori che escono da questa fucina, in questo episodio per la prima volta non solo si sentono le chitarre, con assoli comunque ben centrati, ma persino le orchestrazioni (ovviamente computerizzate) non risultano del tutto stucchevoli e fuori luogo.
Uno spostamento di sonorità più verso il power metal dei primi anni Duemila, quindi, rispetto al voler inseguire a tutti i costi la nuova ondata degli ultimi anni, con elementi più vicini a band come Freedom Call e Rhapsody, specialmente dal punto tecnico, con una produzione decisamente più azzeccata rispetto al disco precedente.
Di conseguenza, in alcuni episodi si evidenzia un’attenzione ai momenti più strumentali e non per forza indirizzata alla creazione del ritornello da cantare durante i live, grazie al lavoro delle chitarre e della batteria che finalmente suonano come dovrebbero, almeno per un gruppo power metal, ed anche il cantato di Alexander Hunzinger risulta finalmente più caratteristico e personale.
Complice anche una tracklist ben bilanciata, fra brani più solenni come “Soldiers Of Re (Amduat pt. III)”, quasi di manowariana memoria, o la ballatona “Barque Of Millions (Amduat pt. I)”, gli Aeon Gods sembrano aver capito che costruendo una struttura solida a livello strumentale si può anche ottenere qualcosa di più rispetto al puntare tutto sull’aspetto, specialmente nei brani come “Rebellion (Re’s Dying Reign pt. I)”, che si caratterizza per la presenza del flauto e di un – dobbiamo ammetterlo – interessantissimo assolo di sitar.
La seconda parte del lavoro svetta decisamente sulla prima, e mentiremmo se dicessimo che non ci siamo ritrovati a canticchiare il ritornello di “Feather Or Heart”, o quello di “Blood And Sand (Re’s Dying Reign pt. II)”: se avessero insistito principalmente su questa commistione di tendenze alla Myrath, probabilmente staremmo parlando di “Reborn To Light” come un disco interessante, ma ci tocca trattenerci sul ‘buono ma non troppo’, in quanto la tendenza è ancora quella di non osare, creando canzoni orecchiabili e senza troppi esperimenti.
Ciò è davvero un peccato, perché almeno quattro brani degni di nota ci sono, ma più e più volte si avverte la fastidiosa sensazione di ascoltare sempre lo stesso identico disco scritto dalle altre band che puntano, come già scritto, tutto sul tema più che sulla sostanza.
In conclusione, “Birth Of Light”, con tutti i suoi limiti, fa comunque meglio rispetto al debut della band, ma siamo ancora lontani dall’immaginarci una ascesa degli Aeon Gods nel pantheon dei gruppi power moderni.
