ÆVANGELIST – Writhes In The Murk

Pubblicato il 11/11/2014 da
voto
8.0
  • Band: ÆVANGELIST
  • Durata: 00:59:22
  • Disponibile dal: 12/09/2014
  • Etichetta: Debemur Morti
  • Distributore:

L’Evangelista ha professato il suo verbo. Esso è stato ascoltato, introiettato dai discepoli e messo in pratica. Il maestro ha capito che doveva passare oltre, pena la perdita del proprio status e la caduta. Ha dovuto decidere in fretta se fosse il caso di andare avanti sulla stessa, sconnessa, strada, oppure bisognasse aprire una nuova via. Inutile dire che l’inspiegabile e immonda macchina di raccapriccio formata da Matron Thorn e Ascaris non si è fermata all’invasamento di malignità già noto e propagato alle genti con “De Masticatione Mortuorum In Tumulis” e “Omen Ex Simulacra” e a distanza di meno di un anno dal secondo disco ha reso manifesta una rappresentazione di storture demoniache inedita e concettualmente ancora meno intelligibile e comprensibile di quella espressa negli immediati predecessori. Le intossicazioni noise, quei lancinanti disturbi che contraddistinguevano il malatissimo death metal dei Nostri, hanno divorato un boccone alla volta quel poco che restava di tradizionale e organico, lo hanno sottoposto a metamorfosi per restituirci un gorgogliante composto di extreme metal industrialoide, ributtante come una discarica a cielo aperto e tentatore come un frutto proibito. Un labirintismo quadrimensionale ha colpito la band, oramai impossibilitata a uscire dalla fetida grotta in cui si è infilata anzitempo con tutta la sua blasfemia, la sua arte maledetta, il menefreghismo verso ciò che è consono alla natura e la pulsione verso il deforme. Rumori si assommano ad altre ignobili infestazioni e disturbi cosmici, in accordo con le reiterazioni meccaniche di una batteria robotizzata dicono di uno svalvolamento arrivato allo stadio conclusivo, quello che una volta oltrepassato porta soltanto al caos indistinto. Il disordine è il trait d’union fra le singole tracce, la cui musicalità è stata distrutta e dilaniata da una marcescenza black metal terroristica, che persegue senza posa il disfacimento dell’ordine. “Hosanna” si dibatte nel raccapriccio rumoristico e consegna una prima testimonianza del nuovo corso: martellamenti caotici, stridori, illogiche ma splendide aperture biecamente avantgarde, schizzi di materia doom corrotta, sinistre agonie ambient.  Quel poco di organicità riscontrato all’inizio del nostro viaggio, grazie a partiture death/black leggermente più canoniche, si sgretola, come un antico papiro posto a contatto con l’aria esterna, con il procedere verso il cuore pulsante di “Writhes In The Murk”. Se “The Only Grave” può fregiarsi di un andamento mammut di chiara ascendenza Incantation, già la successiva “Præternigma” trasmuta un secondo alla volta da macigno death metal a un coacervo di abomini dove poter ritrovare frammenti di Terra Tenebrosa, Anaal Nathrakh in versione slow, Dragged Into Sunlight. La spaventosa “Ælixir”, con il suo sax disorientante e il breve intermezzo di voce femminile, racconta non solo di uno scempio ributtante della musicalità e della bellezza, a favore di generosi omaggi al bestiale, ma anche di una deriva verso la sperimentazione e la commistione di generi totalmente fuori controllo. “Halo Of Lamented Glory” esorcizza ogni paura dell’ignoto, regalandoci una disdicevole galleria di atrocità, sottoforma di un marasma death/doom imbarbarito da perturbazioni di fondo che suonano alle nostre orecchie come il suono di migliaia di pipistrelli intenti a cannibalizzarsi a vicenda. Atroce e succulento. La claustrofobia e la perversione alitano sul collo dell’ascoltatore, un ascolto in cuffia in completo isolamento e in assenza di luce è qualcosa che fa passare ad un altro livello di malsano godimento, ma porta anche a una vistosa regressione della propria capacità di discernimento, causa eccessivo spavento e alienazione. L’arpeggio gelidamente swansiano della title-track oblitera il biglietto per l’ultima tappa del nostro trail sul crinale fra logica e pazzia, nel quale si ostenta dapprima un recondito bisogno di ragionevolezza, mostrandoci la faccia ingannevole e mistificatrice del duo, e poi si spazia nell’industrial, nell’ambient e nel doom, avvinghiando tutta la materia vivente che ha l’ardire di avvicinarsi all’iracondo mulinare del gruppo e trascinandola brutalmente in un immane gorgo da cui non vi è ritorno. La durata large delle singole tappe di questa via crucis, la registrazione chiusa e sanguinante, sono ormai un leit-motiv ben noto per i fan degli Ævangelist e consolidano il valore della release. Per quanti sevizianti imitatori possano spuntare ad ogni angolo del globo, i freak di casa Debemur Morti Productions trovano il modo per mettere il petto davanti agli avversari sulla linea del traguardo. E guadagnarsi nuove approvazioni per un terzo album assolutamente all’altezza della loro fama.

TRACKLIST

  1. Hosanna
  2. The Only Grave
  3. Præternigma
  4. Disquiet
  5. Ælixir
  6. Harken To The Flesh
  7. Halo Of Lamented Glory
  8. Writhes in the Murk
3 commenti
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