5.5
- Band: AEVUM
- Durata: 00:33:49
- Disponibile dal: 17/01/2025
- Etichetta:
- Darktunes Music Group
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Al quinto album, i torinesi Aevum hanno idee per poche nuove tracce, tant’è che la durata totale supera di poco la mezz’ora.
Se poi si analizza nel dettaglio la struttura dell’album, si noterà che quello che propongono con “Kaleidoscope” – questo il titolo dell’ultimo lavoro – sono nove pezzi di cui ben quattro strumentali. Sulle restanti cinque canzoni un po’ più articolate tra voci e musica, a voler definire il genere proposto, ci troviamo di fronte (come era stato nel predecessore “Glitch”) a quel mix tra musica elettronica e industrial metal verso cui avevano virato rispetto ai loro primi album.
Ed è proprio sulla commistione di registri che gli Aevum hanno sempre puntato molto, ed il copione si ripete anche in questo “Kaleidosope”: nella canzone di apertura “D20” – una delle due riproposta poi solo in versione strumentale, insieme a “Fog Of Fear”- tra cantato maschile (Richard, anche alle tastiere) e femminile (Lucille, che ritorna in qualche strofa al lirico) si parte con flauti medievali e si sfocia poi in loop elettronici, con cori, voci parlate e atmosfere tra lo steam punk e la dance elettronica.
Se nel precedente “Glitch” si erano sentiti spunti interessanti, in questo nuovo lavoro non ci sono novità, perché per esempio in “Be A Lady” ritroviamo la parte death melodica con le accelerazioni di TheNola alle pelli e di Paul al basso che risulta nel complesso piatta. “Nightshade”, con il suo pianoforte iniziale, richiama i Nightwish del debutto “Angels Fall First” e va a finire in un crescendo, con gli intrecci delle chitarre di Emanuel e Lord, salvo poi bloccarsi con “Dark Tunes”, un intermezzo strumentale electro-ambient, ponte per i due pezzi più elaborati: “Fog Of Fear” con il growl potente in apertura e parti sussurrate richiama il marchio di fabbrica dei Cradle Of Filth, mentre le atmosfere medievali e gotiche di “The Inquisition” hanno echi lontane di band come Therion, Haggard e i già citati Nightwish. La conclusione è lasciata ad un altro pezzo strumentale, “Ashes To Ashes”, con sample e ritmi dance, ormai marchio di fabbrica degli Aevum, e poi, a seguire, le due altre versioni senza le voci.
Alla fine del breve ascolto ci troviamo a constatare che questo “Kaleidoscope” porta veramente troppe poche novità o maturazioni; bisogna ammettere che il gruppo torinese è sempre all’insegna della sperimentazione, ma che all’esame dei brani non riesce a dimostrare dei passi in avanti rispetto al lavoro precedente.
