5.0
- Band: AEVUM
- Durata: 00:54:56
- Disponibile dal: 27/03/2020
- Etichetta:
- Darktunes Music Group
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Giunti al terzo full-length, gli Aevum proseguono la loro ricerca musicale nell’ambito del metal sinfonico, provando a costruire ponti tra le numerose sfaccettature che un genere così ampio permette. “Multiverse” è infatti un lavoro composito, caratterizzato da numerose influenze e un ampio ventaglio di atmosfere. Purtroppo però il risultato finale risulta poco apprezzabile, proprio a causa di una disomogeneità compositiva, che rende “Multiverse” discontinuo e poco centrato.
Il filo conduttore che si può intercettare è senz’altro l’adesione a sonorità moderne e in linea con le revisioni più recenti di quei generi largamente afferenti al concetto di ‘metal sinfonico’. Ma sin dai brani posti in apertura assistiamo a uno spiazzante passaggio da arrangiamenti quasi melodic death (nella opener “The Pilgrim”) a sonorità sostanzialmente power, impostando i brani sulla base di un qualche ritornello efficace e il massiccio utilizzo di tastiere più ‘elettroniche’ che ‘sinfoniche’ (nelle successive “Spark Of Life” e “Tair”). L’utilizzo di vari registri vocali – clean vocals maschili e femminili, growl – non contribuisce alla creazione di un sound personale, ma più che altro a una mancanza di linearità, rendendo quasi ostici pezzi che, con più ordine, avrebbero magari avuto un’anima interessante.
Nel procedere dell’album i brani iniziano così a essere vittima di queste impostazioni, in un alternarsi di riferimenti e senza mai raggiungere un vero punto efficace: lo spettro dei Crematory e degli ultimi Therion aleggia in “Black Honeymoon” e “Ulas”; arrivano sprazzi di teatralità in brani caratterizzati da riff semplici e dall’intento quasi radiofonico come “Cold Spot”, “Hopeless” e “Fratricide”, che sanno di tante cose già abbondantemente sentite – dai primi Lacuna Coil alle varie nature dei Tristania. Nel finale l’album rappresenta l’apoteosi del disordine finora espresso: si torna di nuovo sulle sponde del melodic death in “Seeds”, per passare a “The Garden Of Mars” che è così tanto cangiante da avere quasi un piglio involontariamente progressive, fino a chiudere con “Cessate, ormai cessate”, un episodio strumentale con un arrangiamento e delle scelte melodiche tanto inconcludenti da renderlo quasi bizzarro.
Probabilmente l’unico brano che va segnalato è “The Time Machine”, che nonostante si presenti assolutamente derivativo è comunque abbastanza solido e potrebbe essere apprezzato dai fan di un certo metal melodico. Certo anche qui la frenesia compositiva mina la godibilità che magari alcune scelte compositive potrebbero suscitare, ma forse questo brano può essere il punto di ri-partenza per gli Aevum. Il combo piemontese infatti ha senz’altro le possibilità per realizzare dei lavori più ordinati e concreti. Mentre in “Multiverse” assistiamo quasi soltanto a uno sfoggio (abbozzato) di quello che, in teoria, questa formazione potrebbe realizzare con più cura compositiva e meno carne al fuoco.
