6.5
- Band: AFGRUND
- Durata: 00:23:26
- Disponibile dal: 05/01/2018
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L’uscita di “The Dystopian”, nuova fatica degli Afgrund, è stata anticipata da una polemica fra la line-up che ha composto questo disco – basata in Svezia e comprendente i membri originali della grindcore band – e il bassista/chitarrista Enrico Marchiori, colui che è stato il leader e principale compositore della formazione nell’ultimo lustro abbondante. A quanto pare in possesso dei diritti sul nome, Patrik Howe e soci hanno deciso di riprendere le redini del gruppo e di andare avanti senza il musicista italiano, rilasciando in completa autonomia questo nuovo full-length. Sorvolando sulla disputa attualmente in atto – anche perchè le informazioni a riguardo disponibili online sono limitate – ci limitiamo a segnalare “The Dystopian” come un lavoro che si inserisce senza troppa fatica nella tradizione Afgrund e che prova a recuperare lo stile delle prime opere del gruppo. Con il notevole EP “Corporatocracy” (2013) la band guidata da Marchiori si era mossa in una direzione più moderna, soprattutto a livello di produzione, ma l’attuale line-up ha chiaramente voluto prendere le distanze da tali formule, insistendo su pattern chitarristici e ritmiche molto più slabbrate e vicine al classico sound grind e hardcore-punk scandinavo. Tra blast, d-beat e qualche saltuario rallentamento – ben riuscito soprattutto quello della caustica “The Great Rift” – saggiamo una proposta che deve tanto ai Nasum più classici quanto ai Disfear; schietta e arrembante nelle strutture, ma tutto sommato anche attenta a dare un minimo di spazio ad una vena melodica dal sapore amaro. “The Dystopian” ostenta insomma tutto l’attaccamento alla tradizione dei nuovi responsabili del progetto, mettendo sul piatto formule note, ma, al tempo stesso, una compattezza e un’ispirazione discrete. Così, anche se resta qualche dubbio su certi riff e su delle progressioni oggettivamente un po’ banali, l’obiettivo per i Nostri può dirsi centrato. La band, dopo tutto, sta anche ben attenta a non dilungarsi inutilmente e questo suo nuovo sfogo finisce per non protrarsi oltre una funzionale ventina di minuti.
