7.0
- Band: AFRAID TO DIE
- Durata: 00:15:00
- Disponibile dal: 06/02/2026
- Etichetta:
- The Coming Strife
Nuova realtà della scena metallic hardcore britannica, gli Afraid To Die si presentano con un EP che lascia pochi dubbi sulle intenzioni: recuperare lo spirito più ruvido e militante di certa aggressione di fine anni Novanta e dei primissimi Duemila, senza però ridursi a un semplice esercizio nostalgico. “Hell Is A Place In My Mind” nasce dall’incontro fra musicisti con parecchia strada alle spalle – alcuni provenienti da esperienze come Svalbard, Morrow, Burning Skies e Devil Sold His Soul – e l’impressione generale è quella di un gruppo che sa già perfettamente come muoversi, senza bisogno di lunghe fasi di rodaggio.
Più che una semplice “nuova band”, gli Afraid To Die sembrano l’incontro naturale di percorsi paralleli, un punto di convergenza nato per dare sfogo a un vecchio amore nei confronti di certi filoni musicali. Il Regno Unito, del resto, non è mai stato estraneo a queste sonorità: basti pensare a pesi massimi come gli Stampin’ Ground, recentemente tornati in pista, per capire quanto questo linguaggio appartenga già al DNA della scena locale. Gli Afraid To Die raccolgono quell’eredità senza trasformarla in culto sterile. Nei cinque brani dell’EP si percepisce immediatamente una familiarità di fondo: l’indole scorbutica, il passo nervoso e i continui cambi di tempo rimandano a certi classici, con una tensione costante che evita qualsiasi compiacimento. La lezione di un gruppo come i Turmoil emerge soprattutto nella costruzione dei brani, dove groove e aggressione convivono in un equilibrio instabile ma efficace, sempre pronto a esplodere. A distinguere “Hell…”, inoltre, è il modo in cui questa base viene resa più tagliente attraverso un riffing affilato, spesso debitore della tradizione edge metal europea. I richiami alla scuola belga e italiana – con riferimenti inevitabili a Arkangel e Reprisal – sono evidenti e diventano un lessico condiviso su cui la band costruisce un’identità credibile e a suo modo contemporanea. I riff risultano ispirati, i cambi di tempo dosati con intelligenza e la resa sonora, moderna e potente, evita che il lavoro scivoli in un revival forzato.
Interessante anche la varietà interna del materiale: se la componente d’assalto resta centrale, non manca qualche apertura inattesa. Alcune chitarre si concedono fugaci aperture atmosferiche, quasi a tradire il background più emotivo di parte della line-up, e questi momenti aggiungono profondità a un EP che altrimenti rischierebbe di puntare tutto sull’impatto immediato. È proprio in questo equilibrio tra urgenza e respiro che gli Afraid To Die mostrano una maturità interessante per un debutto.
Resta aperta una domanda: il formato EP rappresenta la dimensione ideale per concentrare idee e ispirazione, oppure questa combinazione di esperienza e mestiere potrà reggere anche la prova del full-length? Per ora, “Hell Is A Place In My Mind” è una prima prova diretta e subito convincente, capace di parlare ai nostalgici di certo metalcore senza suonare fuori tempo massimo. Staremo a vedere, ma le premesse per farsi notare ci sono tutte.
