AFSKY – Sorg

Pubblicato il 14/03/2018 da
voto
7.0
  • Band: AFSKY
  • Durata: 00:48:13
  • Disponibile dal: 09/03/2018
  • Etichetta: Vendetta Records
  • Distributore:

Dietro il moniker Afsky si cela Ole Pedersen Luk, giovane polistrumentista danese da tempo impegnato con i black metaller Solbrud. Nelle pause dalle attività con questi ultimi (ma ricordiamo anche una collaborazione con Myrkur nel suo ultimo album “Mareridt”), il Nostro ha deciso di lavorare in solitudine con questo progetto, perseguendo l’obiettivo di esplorare ulteriormente il mondo black metal e di dare sfogo alla sua apparentemente instancabile sensibilità artistica. Dopo un EP e un singolo già piuttosto intriganti, per gli Afsky arriva ora il momento di dare alle stampe un primo full-length costituito da sette tracce forti di uno spettro compositivo che spazia da feroci assalti all’arma bianca a fervide parentesi di natura folk, sino ad arrivare ad inquiete arie in cui schegge di “post” black metal qua e là riescono a penetrare nel più tradizionale ed essenziale tessuto sonoro di base. Il suono frastagliato di “Jeg Bærer Deres Lig”, opener ricca di elementi, sovrasta la voce dolente di Luk e la sommerge di innumerevoli frustate, mentre toni inclinanti verso una cupa malinconia si affacciano nella oscura nenia di “Sorte Vand”, episodio subito riconoscibile e forse vero apice del lotto. Iniezioni di nostalgica materia folk pervadono il resto della tracklist, mentre la voce, paradossalmente, sembra affilarsi e diventare sempre più minacciosa, generando contrasti particolarmente marcati. Analizzando bene lo sviluppo ritmico del materiale, “Sorg” può quasi apparire come una tortuosa camminata colma di saliscendi: blastbeat serratissimi si alternano di frequente a dilatati midtempo avvolti di disillusione, generando una tensione che tiene quasi sempre l’ascoltatore sul chi va là. Non si può parlare degli Afsky come di una black metal band acutamente sperimentale, ma, al tempo stesso, è difficile vederli come una realtà rètro: un po’ come avvenuto con i britannici Dawn Ray’d, siamo al cospetto di una linea espressiva ben definita, in grado di evocare vari accostamenti, così come nessuno; un sintomo di una maturità artistica già notevole, che ha solo bisogno di sfociare in un songwriting un poco più costante e rotondo per affermarsi del tutto. Il disco perde infatti un po’ di spinta nella sua seconda parte, pur restando ben lungi dal tediare. L’impressione ultima è quella di trovarsi davanti ad un progetto da tenere d’occhio.

TRACKLIST

  1. Jeg bærer deres lig
  2. Skær
  3. Sorte vand
  4. Stjernerne slukkes
  5. Vættekongen
  6. Glemsomhedens elv
  7. Oh måneløse nat
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