5.0
- Band: AGAHARETH
- Durata: 00:34:03
- Disponibile dal: 01/04/2004
Spotify:
Apple Music non ancora disponibile
Gli Agahareth sono il progetto solista e quello più intimista di un musicista della provincia bresicana, Sir Karcharoth. Tale Sir Karcharoth è stato costretto a cambiare monicker alla sua creatura per un caso di omonimia (prima infatti questo progetto si chiamava Treganda, omonima di una band sicula). La band sotto vecchio nome ha già stampato un mini cd e un singolo, ma questo è il vero e proprio esordio sotto il nome Agahareth. Addomesticare questo demo non è cosa troppo semplice vista la proposta personale della band. In sede di presentazione gli Agahareth si definiscono fautori di un incontestabile black metal… e già qui ci sarebbe da contestare qualcosa. Ci sono delle influenze black metal, soprattutto la tetra atmosfera è riconducibile ad un certo filone black, diverso invece il discorso sul songwriting vero e proprio, che di black metal inteso in senso classico ha ben poco. Considerando l’esperienza di musicista versatile di Sir Karcharoth (dal jazz, al rock, al death) non stupisce il suo particolare approccio alla musica. Il prodotto risulta parecchio grezzo ed i suoni non sono proprio ottimali, ma il cd è ascoltabile e questo è il requisito richiesto ad un demo. La drum machine non pone eccessivi fastidi nonostante non abbia suoni brillanti, i synth sono abbastanza interessanti anche se l’atmosfera che creano non è originalissima. Il cantato è in italiano ed i temi affrontati dai testi si rifanno ad una certa tradizione occulta nostrana, ma non solo. Purtroppo c’è da dire che il cd è un po’ troppo amatoriale nelle soluzioni e nella proposta musicale spesso un po’ troppo ferraginosa. Questi Agahareth possono ricordare quel mood horrorifico presente tempo fa nei finnici Gloomy Grim, ma quello che manca essenzialmente alla band lombarda è la qualità. Il cantato non è irresistibile anche se va sottolineato lo sforzo di non sembrare piatto, anzi… il più delle volte è recitato, ma con alterni risultati. La musica spesso è giocata su alternanze di accordi un po’ scontati ed eccessivamente semplici, inadatti a creare quel muro sonoro e quell’atmosfera soffocante auspicabile. “The Witch Of The Blade” è forse il brano assemblato e realizzato in maniera migliore, ma anche qui la realizzazione avrebbe potuto e dovuto dare qualcosa in più. Le idee ci sono, manca forse un songwriting più convinto e più personale, ma l’idea di base non è poi così male, anzi: in futuro questa band con una crescita e una produzione all’altezza potrebbe dire qualcosa di nuovo, ma la parte più propriamente metal necessita di cura maggiore.
