7.0
- Band: AGATHODAIMON
- Durata: 01:12:38
- Disponibile dal: 20/03/2009
- Etichetta:
- Massacre Records
- Distributore: Audioglobe
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Creduti persi in un anonimato senza ritorno – vuoi per problemi di line-up, vuoi per la fine del rapporto con la Nuclear Blast – i tedeschi Agathodaimon risorgono dalle proprie ceneri dopo ben cinque anni, tornando in pista con un nuovo disco, intitolato eloquentemente “Phoenix”. Edito dalla Massacre Records, che negli ultimi tempi ha riguadagnato un minimo di terreno perso in anni di pubblicazioni appena sufficienti, il platter in questione ci sorprende alquanto, considerata l’evoluzione, implosa dopo pochi anni, di Sathonys e soci. E’ quasi incredibile, infatti, come un album degli Agathodaimon, per di più lungo oltre sessanta minuti, riesca a non stancare e risultare sempre vivo, interessante e avvincente! La band non ha cambiato genere, sempre in bilico tra death melodico, gothic sinfonico e un black-thrash da battaglia, però in qualche modo è riuscita a comporre canzoni di qualità e vigore evidenti, in grado di non tediare e di non sfigurare. Nel suono del combo è rimasto poco del black degli inizi, ma un brano come “Throughout The Fields Of Unshaded Grace” ha davvero un tiro micidiale! Ottimo l’acquisto dello screamer-growler Ashtrael, che si affianca al chitarrista/cantante/leader Sathonys nel declamare le maledizioni del gruppo. Notevole anche l’apporto alle keys e all’elettronica di Felix Walzer, mai fuori posto e sempre di buon gusto, a volte mutuate dallo stile di Xytras dei Samael. Bisogna dire che i teutonici danno il meglio di loro sulle tracce di melo-death puro, quelle più ispirate a brani tipo “Jotun” degli In Flames, tanto per intenderci: “Heliopolis”, “Devil’s Deal” e “Ground Zero” aprono “Phoenix” molto bene e predispongono chi ascolta a proseguire con approccio positivo la fruizione del lavoro. Significativa anche l’assenza di filler, fra i quali forse possiamo annoverare solo “Time Is The Fire”, l’unica song un po’ carente di dinamismo ed ispirazione, così come azzeccata pare essere la scelta di sacrificare una bella dose di influenze gothic, eliminando così lo spettro delle ballate inconcludenti e smielate. Dunque, come-back inaspettatamente piacevole per gli Agathodaimon, che di certo restano inferiori a legioni di formazioni ma che finalmente hanno dato alla luce un album realmente soddisfacente e accattivante. Quasi quasi ci verrebbe da aggiungere un + al voto in calce. Ma fate vobis…
