7.0
- Band: AGELESS SUMMONING
- Durata: 00:49:28
- Disponibile dal: 21/07/2023
- Etichetta:
- Dark Descent
Spotify:
Apple Music:
È un esordio solo apparente, quello degli Ageless Summoning. Dietro questo progetto dal nome palesemente ispirato ai Morbid Angel, vi sono infatti alcuni veterani del panorama underground del Regno Unito, fra cui spicca senza dubbio il chitarrista e principale compositore Gregg Cowell, già mente degli ormai noti death-black metaller Abyssal.
Parlando del moniker della formazione, abbiamo subito citato i Morbid Angel, ma il gruppo di Trey Azagthoth deve necessariamente venire chiamato in causa anche per inquadrare la proposta dei ragazzi britannici: gli Ageless Summoning nascono infatti per celebrare il suono di dischi come “Formulas Fatal to the Flesh” e “Gateways to Annihilation”, ovvero un death metal possente, quadrato, intriso di visonarietà ed epicità.
Dopo un demo uscito nel 2018, è ora il turno del vero e proprio debut album, un lavoro nel quale Cowell e soci hanno cercato di fare nel migliore dei modi ciò che dentro di sé sentivano più giusto e spontaneo, facendoci riassaporare un’impronta death metal pura ed essenziale, spogliata dalle venature lisergiche e sperimentali ormai tipiche di una realtà come gli Abyssal. “Corrupting The Entempled Plane” è un disco per certi versi ‘semplice’, ma sentito, nel suo insieme capace di toccare le corde più profonde dell’ascoltatore – perlomeno di quello a cui le suddette opere dei maestri floridiani stanno particolarmente a cuore. Siamo di fronti a musicisti di una certa esperienza, quindi non stupisce che la tracklist si snodi compatta e coerente, unendo pesantezza e atmosfera, riff spigolosi e mood sacrale. Certo, lo spazio di manovra di un’operazione-tributo di questo tipo è per forza di cose limitato, tanto che un paio di pezzi finiscono presto per risultare dei riempitivi, per via di strutture più macchinose che solenni, ma la qualità riesce comunque a emergere in più punti. In particolare all’altezza di episodi come “Epoch of Souls” o “Incarnate Nothingness”, i cui midtempo si schiudono in tappeti di doppia cassa esaltanti, ogni riff e verso appare in ordine, trasmettendo davvero un senso di completezza e di piena realizzazione. A volte si percepisce anche un’influenza Immolation che ovviamente in un contesto di questo genere non stona affatto, ma, come più volte ribadito, questo è un album da e per gente che stravede soprattutto per i Morbid Angel dei vari periodi con Steve Tucker alla voce.
Come dei Mithras un po’ meno dinamici, gli Ageless Summoning provano insomma a rinverdire la sensibilità di certe pietre miliari dei maestri, mettendo insieme una manciata di composizioni torve, rigorose, spesso arricchite da vari interventi di chitarra solista scanditi da un respiro di smarrimento e incanto. Se questa particolare nicchia sonora non ha mai smesso di affascinarvi, dategli un ascolto.
