AGONY – My Turn To Die

Pubblicato il 10/12/2005 da
voto
6.5
  • Band: AGONY
  • Durata: 00:39:44
  • Disponibile dal: //2005
  • Etichetta: I.F.A. Records
  • Distributore:

Agony: un nome, una profezia. Già…in quanto, a leggere le esaurienti note della biografia di questa longeva band ceca, sembra proprio che la ricerca di una line-up stabile sia, oltre ad essere pura utopia, un vero e proprio compendio di agonia senza fine. Innumerevoli sono, infatti, i musicisti che si sono succeduti all’interno dell’ora quintetto di Ceske Budejovice, capitanato ovviamente dall’unico superstite della formazione originale, ovvero il chitarrista e cantante Mrcy. Gli Agony, comunque, dimostrano di essere più forti delle avversità e, grazie a questo terzo full-length, intitolato “My Turn To Die”, si giocano di certo le carte più succose della loro carriera discografica. I ragazzi, come spesso accade alle formazioni dell’Est europeo, forse esclusa la Polonia, sembrano arrivare con dieci anni di ritardo seriamente sul mercato, proponendo una sorta di primitivo death melodico, abbinato però a fortissime incursioni nel gothic metal più metallico, segnalando come principali influenze la storica scena greca (Rotting Christ e Nightfall soprattutto), i Crematory e i Paradise Lost di “Gothic” e “Shades Of God”. Poi la band non si limita a ciò, visto che le composizioni di “My Turn To Die” riescono a riunire un po’ tutti i sottogeneri metallici, grazie ad un riffing che spesso travisa nel thrash oppure, grazie alle ottime (per come vengono usate e per le vincenti melodie) tastiere di Petra, anche in una sorta di symphonic black ingentilito e per niente sulfureo. I brani, anche tramite la produzione professionale, escono dalle casse precisi, puliti e piacevoli, dotati di hook melodici di buona presa, linee vocali un po’ scontate ma accettabili e ottime interazioni tra chitarre e tastiere. Limitato l’apporto delle female vocals (anch’esse ad opera di Petra), forse gli Agony avrebbero dovuto osare un po’ di più, in quanto il pur bravo Mrcy si dimostra un po’ statico nella sua impostazione vocale. Davvero non ci sono pezzi orrendi o scarsi all’interno del disco in questione: tutto scorre via liscio senza annoiare ed è difficile selezionare due-tre brani da segnalarvi, data la discreta e paritaria qualità della tracklist. Dove fa comparsa la voce femminile (“Endless Remorses”, “My Turn To Die” e “Black Rose”), però, la band della Repubblica Ceca sembra guadagnare qualche decimo di punto in più. Buon disco, quindi… magari pressoché impossibile da recuperare, ma se siete nostalgici del gothic-death tanto in voga a metà anni ’90, un pensiero sarebbe lecito farlo.

TRACKLIST

  1. Whatever Shall I Do
  2. ... Alone
  3. The Mirror Of The Night
  4. Sometimes
  5. Endless Remorses
  6. Stronger Than You
  7. Welcome To My Empire
  8. My Turn To Die
  9. Black Rose
  10. Outro
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