7.0
- Band: AGRIMONIA
- Durata: 00:59:45
- Disponibile dal: 30/04/2013
- Etichetta:
- Southern Lord
- Distributore: Goodfellas
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Per chi non lo sapesse gli Agrimonia sono una band in cui militano, fra gli altri, Martin Larsson degli At The Gates e Pontus Redig dei Martyrdöd, e che giungono oggi al terzo album in studio licenziato stavolta dalla Southern Lord di Greg Andreson, sempre in scia appunto alla spasmodica ricerca, da parte dell’etichetta di Los Angeles, della band crustcore perfetta. A differenza dei loro cugini più o meno noti (Tragedy, Skitsystem, From Ashes Rise, Planks e così via), gli Agrimonia sono autori di un crust ben più raffinato, sfumato e tutt’altro che interessato ad un sound “incrostato” e volutamente oltranzista tipico del crust, ma bensì ricercato, potente, sontuoso e dunque anche raffinato, in un certo senso. Per questo il termine “crust” ai Nostri sta stretto più spesso che non, e la lunghezza dei brani, la raffinatezza degli arrangiamenti e quella ricerca di una epicità musicale a tutti i costi evocano, nel descrivere la musica della band, la terminologia “progressive metal” o “viking metal” molto più spesso dell’etichettatura “crust”. Al di là delle definizioni stilistiche che di questi tempi, in uno scenario estremo sempre più contaminato, lasciano sempre più il tempo che trovano, gli Agrimonia non hanno però mai del tutto abbandonato le loro radici punk, completamente preservate nell’attitudine e negli immaginari e semmai solo superficialmente smussate da una produzione scintillante e smagliante. Le voci della vocalist Christina sono da squat vero e proprio, riottose, disperate, e richiamano quelle delivery vocali altrettanto inviperite dei loro stretti cugini Martyrdöd o addirittura le marcite e suppuranti vocals di Vivan Slaughter delle Gallhammer. Semmai sono le chitarre a scintillare di una lussuosa patina “metal”, e non potrebbe essere altrimenti vista la discendenza illustrissima di Larsson, una delle menti più rilevanti del gruppo. Il sound della band trova dunque un bilanciamento particolare, sospeso a metà strada tra la straziante rozzezza del mondo del crust punk e lo scintillante mondo metallico delle più illustri leve metal scandinave, prime tra tutti gli Enslaved più recenti, ai quali gli Agrimonia somigliano tantissimo grazie alle tastiere ariose, le chitarre graffianti, sature e cristalline e le strutture compositive ben più ambiziose, epiche e di stampo sempre più “vichingo” che punk. La band è davvero valida sotto molteplici punti di vista, soprattutto quello compositivo, ma altri comparti essenziali, soprattutto quello stilistico, soffrono un tantino questa ambiguità sonora che tiene la band perennemente in un limbo di raffinatezza e crudezza che alla fine fatica a concretizzarsi in un successo vero e proprio.
