AHAB – The Divinity Of Oceans

Pubblicato il 21/07/2009 da
voto
8.0
  • Band: AHAB
  • Durata: 01:07:36
  • Disponibile dal: 24/07/2009
  • Etichetta: Napalm Records
  • Distributore: Audioglobe

I tedeschi Ahab, dopo l’ottimo successo di critica e anche di pubblico ottenuto con il precedente e primo full-length “The Call Of The Wretched Sea”, composto ispirandosi al classico della letteratura Moby Dick, tornano ad allietarci i padiglioni auricolari con il loro nautic funeral doom, presentando questo “The Divinity Of Oceans”, nel suo genere un vero capolavoro! Dimenticate parzialmente l’immensa oscurità e la profondità abissale delle notturne composizioni del disco citato in apertura: gli Ahab suonano ancora funeral doom (aggiungiamoci pure il nautic, visto che l’etichetta ci tiene tanto!), ma in vero si tratta del funeral doom più accessibile mai ascoltato da orecchie umane; infatti, un po’ furbescamente ma pensiamo soprattutto seguendo sincera ispirazione artistica, Daniel Droste e compari hanno creato uno stile che attraversa vent’anni di musica estrema, arrivando persino a scomodare il prog-rock psichedelico dei Pink Floyd. La formazione germanica ha praticamente ‘accelerato’ la sua velocità di crociera, miscelando gli originali elementi funeral con il death-doom più triste e malinconico – My Dying Bride e primi Anathema, per intenderci – e con il metal atmosferico e toccante di Katatonia e Novembre, per poi infine rendere orrorifico e morboso il tutto innestando claustrofobiche partiture slow-brutal che richiamano Morbid Angel, Immolation e compagnia americana. Facendo così, gli Ahab hanno ovviamente guadagnato in fruibilità, essendo “The Divinity Of Oceans” tranquillamente ascoltabile anche da chi solitamente si spaventa di fronte a monoliti sonori della durata superiore ai dieci minuti, come ad esempio l’epocale opener “Yet Another Raft Of The Medusa (Pollard’s Weakness)” o la grandiosa title-track, probabilmente il pezzo migliore mai scritto dal gruppo. Da segnalare, assolutamente in positivo, la cangiante performance di Droste alle vocals, capace di ammaliare con un clean dolcissimo e struggente, così come di incupirsi in un growl cavernoso e gorgogliante. Trova spazio addirittura, in questi sette episodi di gran classe, anche un brano parecchio melodico e dalle sonorità liquide ed ipnotiche quale “Redemption Lost”, davvero lontano dai primi Ahab; ma la vera ciliegina sulla torta è giustamente posta in finale di tracklist, dove “Nickerson’s Theme” racchiude in sé la poesia, l’epicità, l’inquietudine e l’orrore che traspaiono dalla musica del combo teutonico, esplodendo poi in uno dei riff più esaltanti sentiti negli ultimi tempi. Contornato da una stupenda copertina – raffigurante il dipinto La Zattera della Medusa (1818-1819) del francese Théodore Géricault – e imperniato concettualmente sulla storia del naufragio della baleniera Essex ad opera di un capodoglio, episodio che poi ispirò Moby Dick a Melville, “The Divinity Of Oceans” pare proprio il lavoro perfetto per sdoganare un pochetto il funeral doom, finora rintanatosi nella sua nicchia di adepti masochisti. Un album semplicemente meraviglioso, da ascoltare quando avete voglia di sognare ad occhi aperti ed emozionarvi.

TRACKLIST

  1. Yet Another Raft Of The Medusa ( Pollard’s Weakness )
  2. The Divinity Of Oceans
  3. O Father Sea
  4. Redemption Lost
  5. Tombstone Carousal
  6. Gnawing Bones ( Coffin’s Lot )
  7. Nickerson’s Theme
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