7.5
- Band: AIN SOF AUR
- Durata: 00:44:32
- Disponibile dal: 27/03/2026
- Etichetta:
- I Voidhanger Records
A vent’anni dalla fondazione, i black metaller brasiliani Ain Sof Aur tornano sulle scene con un lavoro che non sembra avere molto di nostalgico o autocelebrativo. “Theos-Vel-Samael” è piuttosto un disco di rifondazione, un’opera che testimonia un’evoluzione profonda maturata lontano dai riflettori e tradotta in una forma ambiziosa: tre sole tracce dalla durata medio-lunga, concepite come movimenti distinti ma interconnessi, in un percorso che dall’intuizione conduce alla manifestazione, dalla visione all’azione.
L’opener “I”, venti minuti abbondanti, chiarisce subito le intenzioni del gruppo: non c’è alcuna fretta, né il desiderio di impressionare con estremismi gratuiti. Il brano si sviluppa attraverso un paziente lavoro di accumulo: pattern reiterati con leggere variazioni, linee melodiche che si intrecciano con discrezione, una tensione che monta in modo quasi impercettibile. L’effetto è ipnotico, coerente con un’idea di trance rituale e di coscienza che si dischiude progressivamente. È vero, una sforbiciata avrebbe probabilmente giovato alla compattezza complessiva; in alcuni frangenti la reiterazione rischia di diluire l’impatto. Eppure, nel suo insistere su un processo lento e meditato, il pezzo definisce con chiarezza la nuova cifra stilistica della band originaria di Brasília.
Colpisce, in questo senso, la resa sonora: agile, naturale, sorprendentemente ariosa per un lavoro che supera ampiamente i quaranta minuti, pur constando di soli tre episodi. Gli strumenti emergono nitidi, scattanti, senza quella patina soffocante che spesso appesantisce produzioni analoghe. L’orecchio non fatica, anche nei passaggi più stratificati, e questo consente di cogliere il lavoro certosino sui temi. Per certi versi, viene in mente il black metal relativamente tecnico di realtà come Ascension o Thy Darkened Shade, per quella capacità di coniugare complessità e leggibilità, rigore compositivo e tensione spirituale.
“I” introduce la visione; “II” la trasforma in forza. Il secondo movimento è più dinamico, pur restando tutto sommato misurato. Le trame si fanno più serrate, la batteria acquista incisività, ma senza mai scadere nell’iperattivismo. Gli Ain Sof Aur sembrano volere accuratamente evitare il senso di sovrabbondanza e oppressione che caratterizza altri lavori particolarmente densi – si pensi, per contrasto, alla furia labirintica dell’ultimo, eccellente, album dei Mitochondrion. Qui la gamma di spunti è meno ampia e la materia più controllata. Anche quando emergono sezioni più oblique e dissonanti, lo sviluppo resta ordinato, quasi architettonico, come se ogni passaggio fosse parte di un disegno simbolico più ampio.
È con “III” che il percorso giunge a compimento. L’ultimo atto amplifica la componente barbara e introduce spigolosi elementi death metal che rendono l’episodio il più ritmato e coinvolgente del lotto. Le chitarre si fanno più pesanti, la sezione ritmica incalza con maggiore decisione, e l’energia accumulata nei brani precedenti trova finalmente uno sbocco concreto in alcuni frangenti che arrivano a ricordare Immolation e ultimi Hate Eternal. Non è un’esplosione caotica, bensì una trasformazione: la visione iniziale si traduce in azione, in gesto sonoro tangibile.
“Theos-Vel-Samael” è dunque un disco interessante tanto per struttura quanto per suono. Rifugge diversi cliché dell’occult black metal, evitando simbolismi di maniera e puntando invece su un’idea di profondità che passa attraverso la forma stessa delle composizioni. A fine ascolto non si arriva affaticati, nonostante qualche dettaglio possa perdersi nel lungo crescendo iniziale. Resta piuttosto la sensazione di aver attraversato un rito scandito con lucidità, e la voglia di tornare sui propri passi per coglierne ulteriori sfumature.
