7.5
- Band: AIRFORCE
- Durata: 00:53:24
- Disponibile dal: 21/02/2025
- Etichetta:
- ROAR! Rock Of Angels Records
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Il nome degli Airforce, probabilmente, sarebbe andato perduto negli annali dell’heavy metal come quello di altre centinaia di band minori fondate negli anni Ottanta, se non fosse stato per la presenza, dietro le pelli, di Doug Sampson, batterista britannico immortalato nelle leggendarie demo “Soundhouse Tapes”, prima prova in studio degli Iron Maiden del 1979. Questo è bastato, ai cultori dell’underground, per tenere i riflettori puntati sugli Airforce per i loro primi trent’anni anni di vita, nonostante non avessero concesso ai loro fan nessun tipo di pubblicazione fino a una decina di anni fa, limitandosi a suonare dal vivo.
Fondati nel 1987 da Tony Atton e Chop Pittman degli EL-34 (band NWOBHM attiva nei locali londinesi dal 1979 e autrice di due demo nell’81) insieme a Doug Sampson, assunto su consiglio di Steve Harris in persona, gli Airforce hanno esordito solo nel 2016 con il full-length “Judgement Day”. Al disco, che raccoglieva tutti i brani registrati nel corso della loro storia con varie formazioni, ha fatto seguito il primo vero album di inediti “Strike Hard” nel 2020, con l’aggiunta del cantante portoghese Flávio Lino.
Il nuovo “Act Of Madness” rafforza la presenza dei nostri nella scena londinese con un compendio di heavy metal nell’accezione più profonda del termine: infatti, non solo è suonato da musicisti che hanno partecipato, anche se da attori non protagonisti, alla nascita dell’heavy metal inglese, ma porta avanti lo spirito originario di quel movimento nelle intenzioni e nelle sonorità. Il suono delle chitarre è maestoso, tagliente, sferzante e, nonostante le premesse, su brani come “Life Turns To Dust” e The Fury” più che gli Iron Maiden sembrano far capolino gli Accept e i Judas Priest d’annata, nonostante l’ottima voce di Flávio Lino ricordi moltissimo quella di un giovane Bruce Dickinson.
Una produzione dove ogni strumento trova il suo spazio, ariosa e piena di riverberi naturali, poi, conferisce giustizia ai brani migliori: ne sono dimostrazione la breve cavalcata maideniana “Westworld” e “Lost Forever”, che vede il quartetto cimentarsi in una profonda digressione epica e cupa, capace di alternare momenti intimi e arpeggiati a segmenti elettrici e cadenzati più heavy, su cui svetta la voce di Lino.
“Acts of Madness”, insomma, è un album suonato da musicisti che erano presenti quando la NWOBHM era agli albori, che l’hanno attraversata, in un modo o nell’altro, e assorbita da spettatori privilegiati. Sebbene pecchi di un’eccessiva lunghezza (cinquantatré minuti non sono pochi), ci pensa una buona dose di classe a portare a casa l’ottimo risultato, con una cover di “Strange World”, bisogna dirlo, superflua ma notevole a chiudere la tracklist.
