6.0
- Band: AKOLYTH
- Durata: 00:38:57
- Disponibile dal: 08/10/2025
- Etichetta:
- Amor Fati Productions
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Gli Akolyth sono un’altro di quegli embrioni sonori che prospera nell’ombra di un proprio anonimato: nessuna biografia ufficiale, nessuna conferma di sedi o città, anni di fondazione, niente pagine social a parte Bandcamp (che è già qualcosa), solo la nozione che dietro tutto si colloca un’unica mente — Sphere — che cura composizione, arrangiamenti, produzione e interpretazione.
“Ecstatic Kingdom” nasce dunque in un’ombra sfuggente, con l’intento evidente di risultare la quintessenza di un’algida ‘trveness’ grazie ad un black metal grezzo e lo-fi. Ci riesce solo parzialmente: il disco infatti ha i suoi momenti, con qualche ripartenza, qualche breakdown ben piazzato, e qualche sporadico passaggio quasi thrash/death, ma nel suo complesso l’opera non brilla per via di alcune scelte che sembrano appesantire le canzoni inutilmente.
L’inizio lascerebbe anche ben sperare, “A Black Torch” è un brano un po’ semplicistico nelle sue soluzioni ma tutto sommato godibile, che ci ricorda in alcuni tratti il modo di suonare dei primissimi Mayhem anche grazie al modo in cui viene utilizzato il basso (però poi la cosa si perde nel resto dell’album).
Anche con “To Grow, Flourish And Conquer” le cose non vanno malissimo, anzi: la tensione cresce, l’atmosfera si fa opprimente, il tutto sotto l’asfissiante egida di una resa fortemente cruda e primitiva. In alcuni passaggi, la band dimostra di saper costruire un impatto emotivo efficace, soprattutto in giri di chitarra ben affilati, però anche qui non mancano momenti in cui sembra che le composizioni non sappiano benissimo dove andare a parare.
I brani hanno infatti una costruzione un po’ scolastica e a volte suonano come scritti da qualcuno alle prime armi, come accade nella seconda parte della title-track, con degli accordi ripetuti che sembrano buttati là per fare minutaggio. La voce è sommersa, persa, come imprigionata dalla massa di chitarre e riverberi: sicuramente si tratta di una scelta stilistica, ma la resa, volutamente sporca, in troppi momenti risulta grossolana piuttosto che atmosferica, inficiando i misantropi intenti degli Akolyth. Ci sono attimi che alzano l’asticella, registri interessanti che emergono, ma poi il disco torna a navigare in acque piatte.
La proposta lascia comunque intravedere la speranza che il progetto possa fare qualcosa di più distintivo in futuro. Come dicevamo, infatti, ogni tanto se ne azzecca una: le parti dinamiche sono convincenti, ma alternano cliché del genere che inevitabilmente riportano l’album in territori già battuti, come accade nella lunghissima chiusura ad opera di “Without Light”, piuttosto noiosetta nei suoi quindici minuti che potevano essere molti meno.
In definitiva, “Ecstatic Kingdom” non è da considerarsi un fallimento: offre alcuni momenti validi, ha una propria idea e non pretende di dimostrare chissà che, ma resta però un progetto che paga pegno ai vincoli imposti da una propria visione del genere di appartenenza, e non fa niente per uscire da un seminato esaltante a momenti, ma infine piuttosto nella media.
Divertente a tratti, ci piacerebbe vederli dal vivo ma dubitiamo che il progetto uscirà mai dalla cameretta di Sphere. I neofiti del black lo potrebbero però apprezzare.
