7.0
- Band: ALARUM
- Durata: 01:04:53
- Disponibile dal: /07/2005
- Etichetta:
- Earache
- Distributore: Self
Distribuito in suolo europeo dalla lungimirante Earache, “Eventuality”, secondo disco degli australiani Alarum, ha fatto davvero incetta di premi e riconoscimenti agli Australian Heavy Metal Awards del 2004 e, a ben vedere, non è difficile capire il perché: il quartetto oceanico propone quel geniale sottogenere metallico, unente il death metal tecnico a escursioni nel prog, nella fusion e nel jazz, portato alla ribalta da gente quali Watchtower, Atheist, Cynic e, in parte, Death. Ovviamente, essendo oggi nel 2005, il suono e l’attitudine che alimentano gli Alarum sono maggiormente modernizzati e le band d’oggidì che saltano rapidamente alla mente possono essere i norvegesi Extol, i Candiria (soprattutto per il drumming virtuoso ed imprevedibile del bravissimo Matt Racovalis), gli Into Eternity, addirittura i nostrani Kénos. I quindici brani (più ghost-track, la quale allunga di venti minuti di silenzio la durata dell’album) componenti “Eventuality” sono concepiti con intelligenza e mestiere, mai prolissi o dannosamente ripetitivi, sempre alla ricerca della sintesi e dell’originalità, attraverso strutture rapidamente cangianti, innumerevoli cambi di tempo e spezzoni acustici che, oltre a sfociare nel prog ed in un minimo di post-core, si tuffano senza remore in accenni pop molto melodici (basti ascoltare l’allegra e sorridente “Remote Viewing”, oppure la più cupa “Throughout The Moment”). Quattro tracce interamente strumentali, cammeo di classe ed arguzia tecnica, spezzano un po’ la sequenza precipitosa di composizioni stranianti e vorticose, fra le quali l’opener “Velocity”, “Subject To Change”, “Sustained Connection” e “Inertial Grind” si guadagnano la citazione. Gli arrangiamenti delle parti più lente sono molto ben strutturati, con chitarre pulite a venir spesso sovra-incise sul suono tagliente della sei-corde ritmica. Unico appuntino negativo da segnalare è la prestazione leggermente incerta del vocalist/bassista Mark Palfreyman, capace di destreggiarsi in diversi stili vocali, ma non sempre con la giusta precisione e bravura. Album già maturo, quindi, anche se i margini di miglioramento per gli Alarum sono davvero ampissimi. Bella sorpresa e disco che va giù che è un piacere.
