7.0
- Band: ALARUM
- Durata: 00:41:10
- Disponibile dal: 18/10/2011
- Etichetta:
- Willowtip Records
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La parola fretta evidentemente non fa parte in nessun modo del vocabolario degli australiani Alarum: se già lo iato intercorso tra l’esordio ed il successivo “Eventuality” era di cinque anni, per attendere il nuovo “Natural Causes” i fan hanno dovuto attendere addirittura sette primavere! Nel frattempo la line up della band è cambiata, con il solo Mark Pelfreyman a fare da trait d’union tra il passato ed il presente. Stavolta l’ottimo bassista è accompagnato da Mark Evans alla chitarra e Rob Brens al basso. La proposta musicale invece è rimasta assolutamente la stessa, ovverosia l’esplorazione del lato più tecnico della musica estrema di matrice death e thrash, dove questa si scontra con i tecnicismi del prog, il sudore del jazz e soprattutto le mirabilia della fusion. Pelfreyman e soci preferiscono un approccio più ragionato alla materia, accostandosi con decisione ai Cynic, oltre che naturalmente agli amati Atheist, ai Death ed ai Watchtower. Siamo ormai abituati da anni a questo genere di proposte, eppure gli Alarum riescono ad essere tra gli interpreti più preparati ed appassionati. Il meglio probabilmente lo danno nei momenti più soft, nei solismi maggiormente legati alla fusion meno jazzata e più progressiva; alcuni passaggi rimandano giocoforza ai Wheater Report ed addirittura agli Area, soprattutto in un brano caleidoscopico come “The Signal”, dove la band di Demetrio Stratos jamma su dei passaggi assolutamente schuldineriani. Quando il trio invece insiste su soluzioni più progressive non riesce a rendere al meglio, fatta salva ovviamente la mostruosa tecnica strumentale che permette loro di realizzare passaggi dalla difficoltà elevatissima. Come detto, il thrash e soprattutto il death, pur se saldamente presenti nel sound degli Alarum, non sono assolutamente preponderanti ed anche Pelfreyman spesso e volentieri rinuncia al suo cantato estremo per mettere in mostra una discreta voce pulita, più consona in determinati frangenti. Gli amanti della musìca tecnica dovrebbero prendere questo “Natural Causes” e sviscerarlo nota per nota, dato che i tre musicisti coinvolti sono veramente dei mostri di bravura che oltretutto si permettono il lusso di non fossilizzarsi su di un solo stile ma di allargare a dismisura il range delle proprie influenze, andando a sfruttare appieno le potenzialità dei loro strumenti. Gli Alarum quindi si riconfermano dei veri e propri maestri e, sebbene non tutto sia perfetto ed alcuni frangenti paiano un po’ troppo alla ricerca dell’hype, non possiamo che consigliare questo “Natural Causes”, anche perché di questo passo il loro quarto lavoro potrebbe arrivare tra una decina d’anni!
