4.5
- Band: ALBERTA CROSS
- Durata: 00:44:34
- Disponibile dal: 16/10/2009
- Etichetta:
- Pias
- Distributore: Self
C’è qualcosa che non và. E di questo farebbero meglio ad accorgersi gli Alberta Cross, act Newyorkese fondato dal bassista Terry Wolfers e dal cantante/chitarrista svedese Petter Ericson Stakee. Ma cos’è che davvero non convince di “Broken Side Of Time”? Non è così semplice dirlo. Partiamo dall’inizio: avevano provato a sfondare con il mini “The Thief & The Heartbraker”, e da subito, nonostante gli sforzi promozionali, era chiaro che la cosa non poteva decollare. Ora, capirete bene che affacciarsi sul mercato (e per di più con elevate pretese) con un mini rappresenti un’arma a doppio taglio, essendo la forza della band concentrata su ben pochi pezzi, i quali per reggersi dovrebbero presentare una qualità superiore alla media. Ok, la cosa non è andata per il verso giusto, ed ora i cinque ragazzi ci riprovano con un full length (contenente la title track del succitato mini CD). Il genere, approssimativamente descrivibile come un rock alternativo, con leggerissime influenze southern ed una forte componente mutuata dai ben più validi e valorosi Coldplay e Radiohead, non si presta ad un ascolto ‘rilassato’, specialmente se consideriamo la mediocre qualità in sé delle composizioni. Il fatto che, al terzo ascolto consecutivo, la sola “Old Man Chicago” sia rimasta nella testa bacata del sottoscritto, non gioca a favore degli Alberta Cross. Non si digerisce la voce acuta del singer, più volte paragonabile (ma priva della stessa carica) a quella di Andrew Stockdale dei grandiosi Wolfmother, e le chitarre, complice una produzione non sempre accurata, talvolta generano una atmosfera eccessivamente caotica e dispersiva, come dimostrano “Leave Us And Forgive Us” e “City Walls”. Insomma, come avrete capito questo “Broken Side Of Time” è un lavoro che probabilmente polarizzerà molto i giudizi: o lo si ama o lo si odia. Per quanto riguarda il sottoscritto, purtroppo schierato verso quest’ultima categoria, è imbarazzante constatare come vi siano delle etichette che concentrano le proprie forze su band mediocri. Specialmente in un periodo come questo, non certo felice per chi produce/vende musica.
