6.0
- Band: ALCHEMY ROOM
- Durata: 00:57:48
- Disponibile dal: /09/2009
Esordio autoprodotto sulla lunga – per non dire lunghissima, visto che il minutaggio totale, a fronte di una tracklist di soli sei pezzi, sfiora quasi i sessanta minuti di durata – distanza per gli Alchemy Room, quartetto torinese di recente formazione (2007) ma di consolidata esperienza, soprattutto per quanto concerne il mastermind Fabio La Manna, principale autore di musica e testi. Il genere proposto, come lasciato presagire dal minutaggio elevato e dalla lisergica copertina, è rappresentato da un progressive metal dalle forti tinte atmosferiche e melanconiche. Imperioso nella sua magniloquenza e strabordante nella sua schizofrenia tecnica, il suono in uscita dalle casse risulta però, da un punto di vista strettamente strumentale, emotivamente arido ed eccessivamente tronfio nei passaggi più dilatati ("La Fin Absolue Du Monde"), al punto che, se non fosse per la prestazione offerta dietro al microfono dalla dolce Irene, ci troveremmo a parlare del classico disco bello ma senz’anima. Invece, per nostra fortuna, le vellutate linee vocali della graziosa singer, spalmate come il miele sulle fette biscottate, riescono ad elevare il coinvolgimento del platter, rappresentando, insieme alla già citata tecnica esecutiva, il vero valore aggiunto su cui puntare per il futuro. Gli ingredienti per costruire la pozione magica – quella, per intenderci, preparata da stregoni del calibro di David Gilmour e Daniel Gildenlöw – ci sono tutti, si tratta ora di trovare la giusta alchimia, rinunciando magari ad un certo onanismo sonoro in favore di un sound più avvolgente, quale quello che contraddistingue "Lost" o la prima metà delle due "Waking The Child".
