6.5
- Band: ALDEBARAN
- Durata: 01:06:38
- Disponibile dal: 15/05/2012
- Etichetta:
- Profound Lore
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Aldebaran, altra misteriosa entità funeral doom del North West in cui la solita Profound Lore Records sta investendo – non a torto – parecchie risorse. Il secondo album della band di Portland fin dal titolo lascia poco spazio a dubbi su quale possa o non possa essere la proposta della band, e i titoli delle canzoni, infine, anch’essi fugano immediatamente ogni residuale ombra sulla natura e l’essenza di questa band, che ha fatto della disperazione più cieca, irreparabile e insopportabile un mondo musicale a trecentosessanta gradi, completamente chiuso ed ermetico, in maniera quasi integralista. Le cinque tracce del disco in realtà contengono solo due canzoni che superano abbondantemente i venti minuti l’una (anzi, la seconda a dire il vero sfiora i trenta), mentre le altre tre tracce – tutte declinate dalla parola “Occultation” – sono interludi acustici che aprono, chiudono e intermezzano il disco per – giustamente – permettere a chi ascolta di riprendere fiato per respirare . La qualità di queste ultime tre è buona, ma non rinunciamo comunque a dare il nome alle cose: sono filler. Struggenti, armoniche e ammalianti quanto vi pare, e anche utili a far fluire e a differenziare un lavoro praticamente costruito su un immobilismo disperato, ma pur sempre filler a tutti gli effetti. Le due canzoni vere e proprie invece fanno sul serio: la pesantezza raggiunge livelli opprimenti, la lentezza livelli nauseabondi, e le voci oltretombali e le atmosfere mortifere in generale trasmettono un nichilismo praticamente senza fondo. La lentezza di questo album a dire il vero è talmente estrema che durante l’ascolto si perde quasi completamente l’orientamento, e la maggior parte delle volte non si ha mai la percezione chiara di cosa stia succedendo. A volte davvero non si capisce se la band stia sperimentando con un intermezzo che necessita delle pause, o se stia semplicemente suonando al proprio solito passo. Le soluzioni dei Nostri dunque sono del tutto in linea con i canoni del genere, che forse hanno anche estremizzato ulteriormente. Ma si sa, estremizzare ciò che già di suo è estremo può risultare fastidioso, e la musica degli Aldebaran non sempre riesce ad essere immune da questa insidia, anche nella sua totale onestà e integrità. Il lavoro verrà senz’altro apprezzato dai fan dei vari Evoken, Esoteric, Mournful Congregation e compagnia putrescente, ma, anche se così ben inserito in questo calderone estremo fiero e integralista, non ci spieghiamo comunque il motivo di un tale rifiuto a voler ampliare i propri orizzonti e tentare di personalizzare un tantino una proposta che, in fin dei conti, è talmente essenziale e monodimensionale da lasciare parecchio spazio alla creatività, e che offre ampio potenziale di elaborazione con uno sforzo davvero minimo. Boh.
