ALGHAZANTH – Wreath of Thevetat

Pubblicato il 22/07/2008 da
voto
8.0
  • Band: ALGHAZANTH
  • Durata: 00:48:00
  • Disponibile dal: /07/2008
  • Etichetta: Woodcut Records
  • Distributore: Masterpiece

Ringraziamo i finlandesi Alghazanth per averci portato indietro con la memoria di un decennio! Proprio nella seconda metà degli anni ’90 infatti, era il black metal sinfonico ad imperare sulla scena estrema del metal europeo. Certo, come in tutti i filoni, in pochi erano i gruppi degni di menzione, ma tra questi si possono annoverare anche i finnici Alghazanth, grazie soprattutto all’eccelso “Thy Aeons Envenomed Sanity” uscito nel 1999, sublime esempio di black metal sinfonico con qualche influenza stilistica death metal melodica proveniente dalla vicina Svezia. Indubbio però, lo ricordiamo, è l’estro dei gruppi finlandesi, così diversi tra loro ma accomunati tutti da una particolare vena variegata ed ispirata che li aiuta nel comporre album decisamente particolari ed importanti. Nel 2008, ovviamente, gli Alghazanth non inventano nulla, ma il nuovo “Wreath of Thevetat” riesce comunque a suonare ‘diverso’ perché è l’unico, o quasi, esempio di un certo tipo di black metal sinfonico che l’avvento del nuovo millennio ha ormai inghiottito e fatto scomparire. Il riffing degli Alghazanth è sempre stato ricco di spunti, stavolta la band non si smentisce e riesce a rispolverare sonorità così care agli amanti di questo genere. Il sound delle chitarre, per fortuna, è limpido, gelido e sferzante, lontano dalle soluzioni ‘pompate’ adottate da una miriade di band, Dimmu Borgir in primis, per avere più potenza. Il riffing ha sempre una buona quantità intrinseca di melodia, ma è di pura natura black metal, quella dei tempi migliori. L’uso dei synth anche stavolta è intelligente, perché da buona band sinfonica, gli Alghazanth sanno quando far entrare con efficacia questo strumento in modo tale da enfatizzare il brano già interessante grazie al riffing ispirato. Parti veloci e rallentamenti pieni di pathos si alternano in questa girandola di emozioni perpetua e presente in tutti i brani del CD; gli Alghazanth dopo quattro anni di silenzio si permettono il lusso di scrivere un piccolo manuale su come vada suonato un certo tipo di black metal sinfonico, non come quello degli Emperor, ma con un DNA più melodico. Siamo certi che questo album avrebbe fatto un’ottima figura anche uscendo in un periodo di saturazione come la seconda metà degli anni ’90, a maggior ragione ora il buon gusto per la musica sinfonica degli Alghazanth spicca su un panorama musicale avaro di uscite. Se in giro c’è ancora qualcuno di vecchia data che apriva la porta non solo al true black metal, ma anche a quello più orecchiabile e sinfonico, allora non deve esitare a far suo “Wreath Of Thevetat”, anche perché il nome di questo gruppo finnico di certo non suonerà nuovo. A buon intenditor…

TRACKLIST

  1. Moving Mountains
  2. The Kings to Come
  3. The Phosphorescent
  4. On Blackening Soil
  5. Rain of Stars
  6. Twice-Born
  7. Future Made Flesh
  8. As Nothing Consumes Everything
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