ALICE COOPER – Flush The Fashion

Pubblicato il 28/04/1980 da
voto
6.5
  • Band: ALICE COOPER
  • Durata: 00:28:29
  • Disponibile dal: 28/04/1980
  • Etichetta:
  • Warner Bros

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Se dovessimo sintetizzare con poche parole la situazione della carriera di Alice Cooper agli inizi del nuovo decennio, quello che ci troveremmo davanti è un artista ormai pervaso dal più totale disinteresse. Il cantante, agli albori degli anni Ottanta, sembra più interessato ad ingollare la maggior quantità possibile di alcol, sperando di attenuare il dolore per arrivare fino al giorno successivo. Amici e collaboratori lo vedono buttare via soldi, salute e una carriera che, certo, ormai da qualche anno non è più sulla cresta dell’onda, ma che tutto sommato non si può ancora definire come ‘finita’. Tra questi ce n’è uno, il produttore Roy Thomas Barker, che aveva raggiunto il successo lavorando con i Queen, Dusty Springfield e, recentemente, con il debutto dei The Cars. Baker ama i suoni figli della new wave, infarciti di sintetizzatori e spogliati degli orpelli barocchi della decade appena conclusa. A suo parere (e come dargli torto!) un artista come Alice Cooper ha quella capacità unica di saper inglobare ogni influenza facendola sua, grazie alla sua voce, al suo personaggio, una maschera applicabile a qualunque genere. Il produttore, quindi, con il supporto della Warner e di un manipolo di musicisti, riesce a coinvolgere Alice nella realizzazione di un nuovo album, intitolato “Flush The Fashion”.
Cosa aspettarci, dunque, da un album nato con queste premesse? Non certo un capolavoro, quello sarebbe stato un vero e proprio miracolo. Quello che emerge da queste strane sessioni, invece, è un album strano, dall’approccio futurista, in cui le sonorità new wave volute da Baker si rivestono, come previsto, degli abiti di Alice. Forse per prudenza, i pezzi cardine dell’album scelti dal produttore sono due cover: la prima “Talk Talk”, è un brano dei The Music Machine, che però non riesce davvero ad entusiasmare, mentre la seconda “Clones (We’re All)” è un ottimo esempio delle potenzialità (inespresse) di questo progetto. Robotico e sintetico, con un testo che parla di spersonalizzazione e che si adatta benissimo all’immaginario di Alice Cooper, in un processo di modernizzazione che il cantante porterà a termine con risultati eccellenti vent’anni dopo con “Brutal Planet”. Il resto dell’album viaggia su binari altalenanti, con una prima facciata che risulta leggermente più convincente, grazie alla stramba “Leather Boots” e alla drammatica “Pain”.
Quello che manca davvero a “Flush The Fashion”, però, non è una squadra di professionisti o un progetto tutto sommato ragionato, bensì lo stesso Alice. Il cantante, in questo lavoro, sembra essere poco più di un session man: si limita a cantare le sue parti, partecipa pochissimo al processo di scrittura (pur essendo accreditato come autore in tutti i brani inediti) e, in generale, cerca di eclissarsi il più possibile, lasciando il timone della nave nelle mani di Baker. Questa assenza, unita ad un songwriting ben lontano dall’eccellenza raggiunta da Alice in molte altre occasioni, finisce per trasformare “Flush The Fashion” nella classica occasione mancata. La pubblicazione dell’album, pur potendo vantare il supporto di una fetta della critica, non riesce a rilanciare la carriera di Alice, fermandosi alla posizione n. 44 della classifica di Billboard. L’abisso in cui sta affondando il cantante, invece, diventa sempre più nero e profondo.

TRACKLIST

  1. Talk Talk
  2. Clones (We're All)
  3. Pain
  4. Leather Boots
  5. Aspirin Damage
  6. Nuclear Infected
  7. Grim Facts
  8. Model Citizen
  9. Dance Yourself to Death
  10. Headlines
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