ALICE COOPER – Lace And Whiskey

Pubblicato il 30/04/1977 da
voto
7.0
  • Band: ALICE COOPER
  • Durata: 00:41:17
  • Disponibile dal: 29/04/1977
  • Etichetta:
  • Warner Bros

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Nel 1976 l’alcolismo di Alice inizia a prendere una brutta piega: non è più il classico vezzo da star decadente, ma diventa una parte preponderante della sua vita. Il cantante non ha ancora raggiunto la consapevolezza di avere un grosso problema da gestire, ma la cosa inizia ad essere evidente per coloro che gli stanno vicino, dalla moglie Sheryl fino al manager Shep Gordon. Anche se recalcitrante, Alice accetta di affidarsi a Eugene Landy, celebre psicologo delle star, che aveva avuto per anni in cura anche Brian Wilson (Landy, poi, si rivelerà essere un ciarlatano e un imbroglione, ma questa è un’altra storia…). Seguendo le indicazioni del medico, che gli suggerisce di concentrare le sue energie sulla sua arte invece che sul bere, Alice si mette dunque all’opera per dare vita al suo terzo album solista. Per farlo, decide di indossare i panni di un nuovo personaggio, Maurice Escargot, un detective privato (ovviamente) alcolizzato, che sembra uscito da un romanzo hard boiler di Raymond Chandler. Anche in questa occasione, il nucleo della squadra di lavoro rimane invariato, con Bob Ezrin in consolle di regia, la coppia Wagner/Hunter alle chitarre e una sezione ritmica di session men composta da Bob Babbitt al basso ed Allan Schwatzberg alla batteria.
“Lace And Whiskey” è l’ennesima strana creatura di Alice Cooper e, ancora una volta, sembra voler sparigliare le carte sul tavolo con una formula musicale totalmente anarchica, che unisce hard rock (poco), musical, rockabilly e le divagazioni sinfoniche di Ezrin in un ibrido che lascia spiazzati, e non sempre in senso positivo. Da una parte abbiamo una manciata di episodi positivi, come la graffiante “It’s Hot Tonight”, “Road Rats” (dedicata alla sua nutrita crew di roadie), oppure la scoppiettante cover di “Ubangi Stomp”, scritta da Charles Underwood ed interpretata originariamente nel 1956 da Warren Smith. Dall’altra, invece, abbiamo delle brutture incomprensibili, a partire da “You And Me”, ballad dall’insopportabile tasso glicemico, fino ad arrivare ad uno dei brani più imbarazzanti dell’intera carriera di Alice, “(No More) Love At Your Convenience”. Quest’ultimo, che doveva essere una sorta di satira della musica disco degli anni Settanta, non riesce minimamente a convogliare questo spirito di denuncia, finendo per assomigliare ad un pezzo dei peggiori Abba. Anche il contributo di Ezrin risulta molto più appannato del solito: i suoi arrangiamenti non riescono più a trasmettere quel senso di sinistra maestosità che aveva fatto grande un disco come “Welcome To My Nightmare”, ma riflettono più quelle orchestrazioni tronfie da avanspettacolo, che sembrano quasi sottolineare il declino della stella di Alice Cooper.
Se però è vero che anche nei luoghi più impensabili è possibile trovare un tesoro, ecco che anche “Lace And Whiskey” ha il suo piccolo capolavoro, e il suo nome è “King Of The Silver Screen”. Qui Alice trova nuovamente il suo tocco magico e ci regala un pezzo che parla della Broadway dell’epoca d’oro, ma riletta attraverso lo sguardo di un muratore imbolsito, che si traveste da starlette chiuso in casa, quando nessuno può vederlo. Qui sì le sonorità da musical, la teatralità di Alice e il gusto di Ezrin trovano quel meraviglioso equilibrio del passato, risollevando parzialmente le sorti di un album nel complesso al di sotto degli standard del cantante.

TRACKLIST

  1. It’s Hot Tonight
  2. Lace and Whiskey
  3. Road Rats
  4. Damned If You Do
  5. You and Me
  6. King of the Silver Screen
  7. Ubangi Stomp
  8. (No More) Love at Your Convenience
  9. I Never Wrote Those Songs
  10. My God
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