ALICE COOPER – Trash

Pubblicato il 31/07/1989 da
voto
8.5
  • Band: ALICE COOPER
  • Durata: 00:40:11
  • Disponibile dal: 25/07/1989
  • Etichetta:
  • Epic
  • Distributore: Sony

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Non si può iniziare a parlare di “Trash” senza partire da Desmond Child, il produttore con il tocco di Mida, chiamato a riportare Alice Cooper ai fasti del passato. Tra la fine degli anni Settanta e per tutti gli anni Ottanta, Desmond Child aveva firmato un numero di hit spaventoso, partendo da “I Was Made For Lovin’ You” dei Kiss, per arrivare a “You Give Love A Bad Name” dei Bon Jovi, passando per il recente successo di “I Hate Myself For Loving You” di Joan Jett. Alice ha un buon orecchio per queste cose e si rende conto che, lui per primo, quando in macchina sente uno dei numerosi successi firmati dal produttore, ha l’istinto di alzare il volume. E ogni volta si chiede cosa riuscirebbe a fare quel campione da classifica con la sua musica. L’occasione per vedere concretizzarsi questo progetto arriva proprio con “Trash”, l’album di debutto per la Epic Records su cui l’etichetta sembra puntare incondizionatamente. Molte persone, compresa una fetta considerevole di coloro che stanno leggendo queste righe, considerano “Trash” non solo una delle vette artistiche di Alice Cooper ma addirittura il perfetto esempio del sound del cantante dagli occhi cerchiati di nero. La realtà dei fatti, invece, è che “Trash” è, prima di tutto, una inarrestabile e riuscitissima operazione commerciale, pianificata a tavolino fino al più piccolo dettaglio. Il team di lavoro di Alice applica in questo disco tutte quelle meccaniche che sono proprie della musica pop: abbiamo un artista dall’immagine forte, un produttore rinomato che lavora dietro le quinte e che rappresenta il vero motore compositivo dell’album, una pletora di session man di alto livello e addirittura uno stuolo di ospiti d’eccezione, da Steven Tyler con gli Aerosmith al completo, fino a Jon Bon Jovi, Ritchie Sambora e Steve Lukather dei Toto. “Trash” non nasce da un’esigenza artistica, non nasce negli scantinati per parlare della vita reale, “Trash” nasce per sbancare il botteghino. E ci riesce. L’album viene trascinato da un singolo devastante, “Poison”, che riporta Alice Cooper nella top ten americana e vende più di qualunque cosa mai pubblicata dal cantante; l’album raggiunge il platino ed Alice Cooper si ritrova proiettato di nuovo nello stardom dei numeri uno.
Perché riteniamo importante questa premessa per contestualizzare al meglio un disco come “Trash”? Perché questo permette di capire come mai questo sia l’album che ha fatto storcere il naso ai fan storici e che, per contro, ha fruttato ad Alice una nuova legione di ascoltatori che si è avvicinata a lui al suono di chitarre roboanti e melodie patinate figlie degli anni Ottanta. La vera essenza della musica di Alice Cooper viene quasi tenuta al guinzaglio, con uno show molto meno teatrale ed un immaginario più vicino a quello della classica rock band tutta sesso e struggimenti d’amore, ben lontano dagli incubi spettrali evocati dal cantante nel suo periodo di massimo splendore. Date le premesse, sarebbe lecito aspettarci un album sì di successo, ma fondamentalmente vuoto di contenuti, e invece è qui che succede uno di quei rari miracoli del music business in cui qualità e successo finiscono per andare a braccetto. Perché sì, “Trash” sarà anche l’album più spudoratamente commerciale di Alice Cooper, ma di fronte ad una tale mitragliata di successi, si può solo chinare il capo: brani come “House Of Fire”, “Bed Of Nails” o “Spark In The Dark” rappresentano in maniera eccellente gli ingranaggi di una macchina perfetta in ogni sua parte: esecuzione eccellente, un sound potente, cori azzeccatissimi e quella capacità melodica incredibile che si stampa a lettere di fuoco nel cervello dell’ascoltatore fin dal primo ascolto. Non sono da meno le ballad, uno dei punti forza di Desmond Child (che, ricordiamo, nella sua carriera ha firmato alcune delle ballad di maggior successo anche degli Aerosmith): “Only My Heart Talkin'” e “Hell Is Living Without You” non avranno la profondità di una “Only Women Bleed”, ma rimangono un grande esempio di un’arte che nella storia del rock ha creato dei veri e propri capolavori. Non ci sono cali di tensione nella tracklist di “Trash” e anche i brani invecchiati peggio, come ad esempio “This Maniac’s In Love With You”, restano una spanna sopra rispetto a centinaia di produzioni coeve. Una cosa è innegabile: quando si ascolta “Trash”, viene voglia di alzare il volume. Proprio come diceva Alice. Forse questo non sarà l’album più sincero del cantante e sicuramente non è nemmeno il suo preferito, ma se ancora oggi possiamo goderci nuovi dischi e concerti di Alice Cooper, un grosso merito va proprio a questo fulgido blockbuster d’altri tempi.

TRACKLIST

  1. Poison
  2. Spark in the Dark
  3. House of Fire
  4. Why Trust You
  5. Only My Heart Talkin'
  6. Bed of Nails
  7. This Maniac's in Love with You
  8. Trash
  9. Hell Is Living Without You
  10. I'm Your Gun
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