7.0
- Band: ALL HELL
- Durata: 00:32:11
- Disponibile dal: 10/10/2025
- Etichetta:
- Terminus Hate City Records
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Uno stop di ben sei anni per la band del North Carolina, che ha nel frattempo subito anche un avvicendamento dietro la batteria, ma nessun clamoroso ribaltone: gli All Hell restano un adorabile trio dedito all’ignoranza e all’adrenalina.
“Sunsetter” è esattamente l’album che vi potete aspettare se siete già familiari con il loro sound, fatto di brani veloci (in un solo caso si superano per un soffio i quattro minuti di durata) e incalzanti, con riff e ritornelli che restano presto incollati alle sinapsi.
Non certo per un approccio pop, anzi: la loro tradizionale formula incentrata sul black’n’roll suona persino più bastarda che nei capitoli precedenti, grazie anche a una produzione che punta su una maggior compressione del suono, una velocità che raramente cede ai midtempo (praticamente solo nella title-track) e un approccio vocale che – rispetto ai paragoni fatti in passato con ugole d’oro del calibro di Tom Angelripper – si fa più abrasivo e tagliente, senza risparmiare i consueti urletti e spasmi che fanno tanto Tom G. Warrior (toh, un altro Tom nel firmamento!) ubriaco a una festa di paese.
I brani si susseguono senza momenti di stasi, dicevamo, ma con un certo dinamismo, alternando sferzate smaccatamente black e nostalgiche di certi momenti punkeggianti degni degli Impaled Nazarene o dei Darkthrone dei primi 2000 (“The Violent Brood”, “The Flood And The Death”), spruzzate di thrash teutonico (“The Bleeding”), speed metal (“Sacrifice To Shadow”) e una rivisitazione sotto amfetamine e dopo aver bevuto dell’acido del garage rock di scuola scandinava (“Behold The Night”). Il tutto con un sentore di birra rancida, satanismo d’accatto e tanto, tanto sarcasmo.
Per l’ennesima volta, gli All Hell non inventano nulla, ma lo fanno bene e dopo una gustosa mezz’ora d’ascolto fanno venire voglia di rimettere su il disco e aprire una birra: un risultato più che dignitoso.
