ALL HELL – The Red Sect

Pubblicato il 29/10/2016 da
voto
7.0
  • Band: ALL HELL
  • Durata: 00:31:15
  • Disponibile dal: 21/10/2016
  • Etichetta:
  • Prosthetic Records
  • Distributore: Audioglobe

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Se avete gusti musicali pretenziosi, girate pure alla larga da questo lavoro; se invece amate le atmosfere becere, l’ignoranza e la violenza gratuita, beh, non fatevelo scappare. “The Red Sect”, secondo album degli americani All Hell, era comparso su Bandcamp e sul mercato d’oltreoceano circa un anno fa, ma gode finalmente di pubblicazione e distribuzione anche dalle nostre parti grazie ai tipi di Prosthetic Records. Questo lavoro si muove senza scossoni nel solco del black’n’roll più intransigente, risultando piacevole e trascinante per tutta la sua durata. “Crossroads” apre l’album con un arpeggio volutamente sgraziato e grezzissimo, raddoppiato da una batteria marziale prima dell’ingresso del primo riff, alias il primo pugno servito in faccia all’ascoltatore. Chitarre a ritmi forsennate, la voce abrasiva di Jacob Curwen e il gioco è fatto; “Mass Possession” è puro punk metal in chetamina, “Venomous” (come la maggior parte dei brani qui presenti) sono i Sodom del 1987 suonati con un mixaggio migliore – ma di poco, per fortuna. “Blood For The Baron” non cambia le carte in tavola, anche se cede a un approccio vagamente più catchy nel bridge centrale e sul ritornello, quasi a introdurre la seguente “Graveyard Slut”; questo brano potrebbe essere senza dubbio il singolo vincente, se mai un album così godesse di heavy rotation in radio: il riff è il più ‘morbido’ e incisivo dell’album, sempre a metà strada tra thrash primevo di scuola teutonica e immediatezza punk. “In My Command”, ossessiva quanto basta, sposta l’asticella dei riferimenti musicali ancora più indietro nel tempo, verso la lezione di Tom G. Warrior, era Hellhammer – ‘uh!’ d’ordinanza compresi; urletti che vengono ripresi nella successiva “Blackshape”: meno di due minuti di durata, ma sufficienti come un round di boxe contro Tyson, in cui la sopravvivenza uditiva ci viene garantita solo dall’evocativo rallentamento della parte centrale. E comunque parliamo solo di una manciata di secondi. Il trittico finale si attesta sulle coordinate precedenti, con solo una maggior visibilità della sezione ritmica; in particolare grazie a due fill-in di basso che più old school non si può in “The Unseen”, e un bel rallentamento vagamente doom sul finale della conclusiva title track. Dieci brani in costante uptempo, che superano in una sola occasione i cinque minuti di durata, senza un attimo di respiro; proprio come ogni tanto serve per dimenticarsi pure i congiuntivi. Hail Satan.

TRACKLIST

  1. Crossroads
  2. Mass Possession
  3. Venomous
  4. Blood For The Baron
  5. Graveyard Dust
  6. In My Command
  7. Blackshape
  8. The Unseen
  9. Funeral Feast
  10. The Red Sect
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