5.0
- Band: ALL THAT REMAINS
- Durata: 00.46.56
- Disponibile dal: 24/02/2015
- Etichetta:
- Razor & Tie
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Tra tutte le formazioni che hanno dato vita al metalcore americano della NWOAHM, quello forgiato sulle produzioni di Adam Dutkiewicz e sul melodeath scandinavo, gli All That Remains sono sicuramente tra i più disprezzati. L’odio arriva per giusta causa, a parere di chi scrive, essendo Phil Labonte uno dei personaggi più deplorevoli della scena: le sue uscite infelici, tristemente ignoranti e omofobe, hanno infiammato il www e la blogosfera, smontando progressivamente quanto di buono avesse archiviato la discografia del gruppo. Anche chiudendo gli occhi sulla pessima rappresentanza fornita dal frontman e prendendo in considerazione esclusivamente il contributo musicale, il duro del Massachusetts affossa ugualmente ogni contenuto: le vocals, costantemente in primissimo piano, si alternano tra piattissime e squillanti melodie radiofoniche e growl tanto inefficaci da far risaltare qualsiasi formazione post adolescenziale. Ascoltando le prodezze vocali, poi non si può fare a meno di sorridere e pensar male di colui che è stato definito più volte ‘Mr. Autotune’, protagonista di alcuni dei peggiori pasticci creati in studio negli ultimi anni. Prendiamo per esempio la parte centrale di “Pernicious”, quando la voce sale all’infinito assumendo un timbro femminile: non si può far a meno di pensare ‘che cazzo sta succedendo?!?’. Non si riesce nemmeno a capire se a cantare è la bassista! La disperata ricerca dell’airplay ha rovinato ogni tipo di bilanciamento nel sound del gruppo, arrivando a deformarlo in maniera esagerata, quasi caricaturiale, e il discreto lavoro strumentale non basta a far chiudere un occhio. Se gran parte dei pezzi sono didascalici ma tutto sommato nella media, quello che esce dal seminato è decisamente irritante: parliamo dell’indifendibile semi-ballad “For You”, che sfonda ogni soglia di sopportazione, e “Tru-Kvlt-Metal”, abbondante di sarcasmo fuori luogo. Gli All That Remains non sono più quelli di “The Fall Of Ideals” e Labonte vuole sbatterlo in faccia a tutti col ghigno sotto la visiera. Fossimo in lui però non saremmo poi tanto fieri del nuovo corso della band…
