ALLT – Ataraxia

Pubblicato il 31/07/2026 da
voto
7.5
  • Band: ALLT
  • Durata: 00:30:50
  • Disponibile dal: 31/07/2026
  • Etichetta:
  • Century Media Records

Dopo aver attirato l’attenzione della scena progressive metalcore con “From The New World”, debutto che utilizzava un’ambientazione post-apocalittica per riflettere sul collasso della società e sulla sopravvivenza dell’essere umano, gli Allt scelgono di cambiare completamente prospettiva.
Se il primo album osservava il mondo dall’esterno, “Ataraxia” rivolge lo sguardo all’interiorità, mettendo da parte qualsiasi artificio narrativo per raccontare esperienze realmente vissute: il risultato è un disco decisamente più personale, nel quale tragedie, relazioni, momenti di esaurimento, ricadute e ricerca della serenità diventano il vero motore della scrittura.
Il titolo non è casuale: l’atarassia, nella filosofia antica, rappresenta quello stato di equilibrio interiore libero dall’agitazione e dalla sofferenza. Gli Allt, tuttavia, ne propongono una lettura molto meno idealizzata: non una condizione permanente, bensì un momento fragile, destinato a dissolversi e a essere continuamente ricercato. Tutto il disco ruota attorno a questa tensione costante fra pace e inquietudine, costruendo un percorso emotivo che rinuncia volutamente a qualsiasi retorica.

Dal punto di vista musicale, “Ataraxia” rappresenta un’evoluzione più che una rivoluzione. Il progressive metalcore della formazione svedese conserva tutti gli elementi che avevano reso convincente il debutto: riff pesantissimi costruiti su accordature iper-ribassate, ritmiche sincopate di evidente matrice djent, atmosfere cinematiche e una produzione moderna estremamente curata.
La differenza è che ad oggi ogni soluzione tecnica adottata appare subordinata alla narrazione emotiva: la band dimostra infatti una maturità compositiva decisamente superiore rispetto agli esordi. Laddove molti gruppi contemporanei tendono a riempire ogni secondo con continui cambi di tempo, breakdown e virtuosismi, gli Allt comprendono l’importanza della sottrazione; le pause acquistano così valore quanto le esplosioni sonore, le melodie respirano con maggiore naturalezza e la violenza emerge soltanto quando risulta realmente funzionale al racconto.
È proprio nella gestione delle dinamiche che “Ataraxia” trova il proprio punto di forza: l’aggressività non viene mai sacrificata, ma smette di rappresentare il fine ultimo delle composizioni, i momenti più estremi convivono con aperture atmosferiche, arpeggi malinconici e linee vocali pulite che amplificano il senso di vulnerabilità dell’intero lavoro.
Ne nasce un equilibrio convincente tra pesantezza e introspezione, evitando quella prevedibilità in cui spesso inciampa il metalcore moderno.

Anche sotto il profilo tecnico gli Allt confermano qualità di primo livello. Le chitarre costruiscono trame complesse senza risultare autoreferenziali, alternando groove massicci, fraseggi più ariosi e tessiture ambient con notevole fluidità. La sezione ritmica accompagna ogni variazione con precisione quasi chirurgica, mentre il basso contribuisce a dare profondità all’impatto sonoro senza mai cercare inutilmente il centro della scena. Il comparto vocale rappresenta infine, probabilmente, l’aspetto più convincente dell’intero album. Gli screaming conservano rabbia e incisività, ma sono soprattutto le parti melodiche a mostrare la crescita della band; le due anime convivono in maniera perfettamente naturale, rafforzando quel continuo dialogo tra forza e fragilità che costituisce il vero cuore del disco. Nessuna delle due prevale sull’altra: entrambe risultano indispensabili per trasmettere il peso emotivo delle composizioni.
Anche la produzione merita un plauso particolare: il suono è estremamente moderno, potente e dettagliato, ma evita gli eccessi di compressione che caratterizzano molte uscite contemporanee. Ogni strumento conserva spazio e definizione, permettendo di cogliere sia la violenza dei passaggi più pesanti sia le numerose sfumature atmosferiche disseminate lungo il lavoro.

Pur mostrando una crescita evidente, “Ataraxia” non è completamente esente da limiti. La volontà di mantenere un’identità sonora estremamente coesa porta talvolta alcune idee a somigliarsi più del necessario.
Alcuni pattern ritmici, certe aperture melodiche e alcune soluzioni armoniche ritornano con una frequenza tale da rendere meno immediatamente distinguibili alcuni episodi. Non si tratta di un problema grave, ma di un piccolo margine di miglioramento che potrebbe diventare decisivo nei lavori futuri.
Resta comunque la sensazione di trovarsi davanti a una band che ha già sviluppato una precisa identità artistica. Gli Allt non cercano di rincorrere continuamente quei breakdown apocalittici che tanto piacciono alle moderne band metalcore o i tecnicismi più esasperati; preferiscono costruire canzoni che mantengano un equilibrio tra complessità, emozione e immediatezza.

È proprio questa consapevolezza a distinguere “Ataraxia” da molte produzioni appartenenti allo stesso filone. Con appena trenta minuti di durata, il disco evita qualsiasi riempitivo, procede con grande fluidità e lascia la sensazione che ogni composizione abbia un ruolo preciso all’interno dell’economia generale dell’opera.
È un album compatto, intenso e profondamente umano, che conferma gli Allt come una delle realtà più interessanti emerse negli ultimi anni dal panorama progressive metalcore europeo.
Se “From The New World” rappresentava la dimostrazione del potenziale della band, “Ataraxia” ne certifica la maturità: meno legato all’impatto immediato, più riflessivo e decisamente più personale, il secondo capitolo degli svedesi racconta una formazione che ha imparato a mettere la scrittura davanti all’esibizione tecnica, senza perdere un grammo della propria forza espressiva.

TRACKLIST

  1. New Day
  2. Omertà
  3. Nevermind
  4. Enemy
  5. Ataraxia
  6. Ultraviolence
  7. Snowblind
  8. High Hopes
  9. Avalon
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